Evy balla da sola
Evy si svegliò con un solo pensiero in testa: SESSO! Aveva passato un’intera settimana chiusa in ufficio, impegnata in tediose riunioni, sfibrata da estenuanti trattative. Il suo amministratore delegato aveva insistito perché fosse presente anche lei, la proprietaria delle Industrie Morrigan, nelle trattative per l’acquisizione della TransOrbital Inc, una società di trasporti intergalattici. I proprietari uscenti ci tenevano a conoscere chi, nominalmente, avrebbe rilevato la loro attività, così le era toccato fare la brava ragazza, anzi di più, la giovane donna in carriera, brillante, ambiziosa, tenace, e con uno straordinario senso per gli affari. In realtà aveva dovuto semplicemente frenare la sua esuberante personalità e fingere che ogni singola cifra della contrattazione la catturasse con morboso interesse. Lei era l’affascinante marionetta manovrata da Yenteng, l’amministratore in toto di tutte le sue attività finanziarie; ma delle gloriose Industrie Morrigan lasciatele dal padre, ad Evy interessava solamen te il profitto: tutto l’onore e la gloria, oltre ad un sacco di soldi, andavano a Yenteng, così lei era libera di fare ciò che più le piaceva, condurre una spensierata vita libertina. Quella mattina sentiva il forte desiderio di soddisfare i piaceri della carne.
Aveva una fantasia ed un’immaginazione tali da farla quasi sembrare una ninfomane, ma l’esperienza le aveva insegnato che spesso le cose fatte in fretta non davano la soddisfazione desiderata; inoltre la notte era la complice preferita delle sue avventure. La giornata era solo all’inizio, e per sera sarebbe sicuramente riuscita ad organizzare qualcosa di interessante. Dopo il bagno, la sauna, e un’oretta di massaggi, aveva deciso di fare colazione sul terrazzo assolato. L’aria fresca e le coccole che si era concessa la facevano sentire una meraviglia. Mandò via con un cenno della mano i due servi, e finì di spalmare sul viso la crema di bellezza. Stirò le braccia, sbadigliando: il mezzo sorriso che aveva sulle labbra sintetizzava la mezza idea che le era frullata in testa. Querenay, la megalopoli dai mille e più volti, offriva di notte le migliori occasioni di divertimento. Evy uscì da casa verso le 24:00, dopo aver cenato da sola. Non voleva autisti impiccioni e ficcanaso che le rovinassero la festa, così aveva deciso di chiamare un OmniBus. Il piccolo mezzo arrivò in meno di trenta secondi, silenzioso ed affidabile. Evy salì a bordo, digitò al terminale la destinazione e attese; dopo aver calcolato la distanza e il peso del passeggero, il computer segnalò sul video l’importo da pagare. La ragazza infilò la carta di credito nell’apposita feritoia e pigiò il tasto di conferma. La cupola dell’abitacolo si richiuse con un debole ronzio, e il mezzo pubblico, sollevandosi da terra di mezzo metro, si avviò dolcemente. La vita notturna della capitale la affascinava come poche altre cose al mondo: il fatto di perdere quasi la propria identità, mescolandosi e confondendosi nella marea umana che popolava i locali notturni, la spingeva a comportarsi oltre ogni limite. Non aveva più inibizioni, anzi, era arrivata al punto di apprezzare anche i piaceri dei rapporti bisessuali; non che fosse lesbica, non aveva mai fatto l’amore se non era presente almeno un uomo, ma aveva constatato che nel sesso di gruppo era davvero eccitante dare e ricevere piacere dal sesso femminile. Scoparsi e farsi scopare da una donna le dava quel qualcosa in più che gli uomini difficilmente riuscivano a regalarle. D’altronde era giusto così. Nell’atto sessuale la femmina godeva molto più del maschio, di questo era convinta; e poi gli uomini omosessuali e bisessuali in genere, non costituivano affatto, per lei, un desiderio erotico: non se ne era mai scopato nessuno, e neanche ci teneva. In fatto di sesso Evy, nonostante la giovane età, aveva le idee fin troppo chiare, e, avendo la fortuna di essere una ragazza fisicamente molto piacevole, poteva permettersi di cogliere le occasioni che le interessava vivere. Aveva 22 anni, era alta un metro e settantacinque, snella, con una terza piena di reggiseno, totalmente disinibita… E quella sera aveva fame! L’OmniBus si fermò davanti alla discoteca JJ FIZ. Nonostante il caotico via vai, parecchie persone notarono la bruna e i suoi lucidi stivali neri, cercando di immaginare le dolci curve nascoste sotto la lunga giacca di pelle sciancrata. Evy percepì gli sguardi indagatori ed affamati dei maschi accalcati in fila per entrare, e sorrise. Si avviò verso il locale, salutò il buttafuori ed entrò, passando davanti a tutti. La discoteca incominciava a riempirsi, e le piste erano già affollate di gente che ballava spensierata. Evy salutò parecchie persone che conosceva solo di vista, e andò a prendersi da bere al banco. Fu corteggiata da molti uomini, tutti, però, sotto le sue aspettative; qualcuno venne respinto alla prima battuta, con altri scambiò qualche parola, mantenendosi sempre fredda e distaccata. Stava seduta al bancone, sullo sgabello alto, con le gambe accavallate e la cannuccia del drink languidamente stretta fra le labbra. Ormai era chiaro a tutti coloro che l’avevano avvicinata che il semaforo era rosso, ma l’espressione che le animava il viso, a metà fra la noia e il broncio, la rendeva ancor più desiderabile. Evy posò il bicchiere, e, camminando come una dea scesa in terra, si avviò verso la pista, attirando gli sguardi e le bave dei maschietti che aveva rifiutato. La serata era solo all’inizio, ma lei si stava già divertendo. - Hai visto quella tipa?- - Quale? - - Quella bruna, sul cubo, tutta illuminata dai laser…- - Un gran bel pezzo di ragazza! - Le sale al piano superiore venivano solitamente affittate per eventi privati, e i due uomini erano stati invitati alla festa di laurea di un giovane collega. - Eh, io non posso più guardare queste cose, ormai sono sposato. - - Già… Tu, ma non io! - - Ma pensi veramente che una come quella possa cagare due come noi? Ne avrà già a centinaia che le girano intorno.- - No, non penso. La sto puntando da quando è entrata. Ha sbattuto la porta in faccia a parecchi stronzetti prima di mettersi a ballare… Ed è venuta da sola.- - Mha …- - Quella li sta aspettando il tipo giusto, te lo dico io. Ha una voglia matta di farsi sbattere da uno che la sappia prendere…- Il neosposo abbassò lo sguardo sul bicchiere, imbarazzato dalla situazione. Il collega, invece, si alzò, tenendo lo sguardo fisso sullo stretto top della ragazza, che visto dall’alto, offriva una meravigliosa prospettiva. - Scusami, devo andare in bagno.- Dopo un minuto comparì sulla pista da ballo, diretto verso l’agognato cubo. Secondo me ti va buca, pensò l’invidioso amico, dimenticato al tavolino. Qualche minuto dopo essere scesa in pista, Evy si era accorta di essere brilla. La musica e l’alcool la spingevano verso uno stato euforico dal quale sarebbe riemersa solo l’indomani mattina. E’ ora di dare spettacolo, pensò. Si avvicinò ad un cubo, e, una volta sopra, fu chiaro anche alla bruttina bionda che già lo occupava che la battaglia per quel posto d’onore era persa. Rimasta sola attaccò il ballo sensuale che tanto le riusciva naturale. Accarezzata dalle evanescenti luci multicolore dei laser, si sfilò la camicetta, lasciando che le tette sode si agitassero in un corto e galeotto top. Roteava il bacino, piegandosi in avanti, come se stesse facendo l’amore, le mani scivolavano sulle gambe avvolte nelle calze autoreggenti, le dita tormentavano le labbra carnose e i capezzoli inequivocabilmente duri. Fece un giro su se stessa, accennando un passo latino, e al trecento sessantesimo grado si accorse di non essere più sola: un interessante quarantenne, capelli brizzolati e portamento da modello, sorrideva alle sue provocanti forme. Dopo pochi strusciamenti saltarono giù dal cubo e scivolarono in bagno, senza dirsi una parola; quello che si erano reciprocamente letto negli occhi era più che sufficiente. Una volta chiusi nella toilette, Evy sollevò il top, dando soddisfazione ai capezzoli, duri fin quasi a farle male; tirò su anche la minigonna, e, una volta scostato il perizoma, il suo fiore liscio e completamente rasato finì al centro di tutte le attenzioni dell’uomo. Era bagnata fradicia, e non vedeva l’ora di farsi sbattere; assaggiò appena il bastone già duro, giusto per inumidirlo un po’, e si mise in posizione, piegata in avanti con una gamba appoggiata al lavandino. Sospirò soddisfatta, quando il pene le scivolò lentamente dentro, fino a fondo corsa. Subito dopo incominciò il martellamento, accompagnato dai suoi gemiti voluttuosi. Non si accorse che qualcuno era entrato nei bagni fin quando non sentì una voce chiamare, proprio davanti alla porta chiusa. Il suo partner si fermò. - Si, sono qui… Aspetta…- Senza lasciare la posizione allungò una mano e aprì la porta: Evy si ritrovò davanti un altro uomo sulla quarantina, meno interessante dell’amico, ma non per questo da buttare via. L’uomo li guardava con gli occhi sbarrati e la bocca aperta. Il collega rise, vedendo la sua espressione: - Allora? Stai lì a guardarci o vuoi partecipare alla festa?- Non ci fu nessuna reazione, tantomeno risposte. - Ah già… Lui è sposato e questa cose non le fa!- Evy, ancora chinata, reagì, afferrando per i pantaloni il collega sorpreso e portandosi il pacco davanti alla faccia. L’uomo cercò debolmente di opporsi, farfugliando qualcosa di incomprensibile, ma quando la ragazza fece saltare fuori dalle mutande il pistolino moscio e se ne prese cura con dolci bacetti sulla punta, si inchiodò a terra. L’unico pensiero razionale che ebbe fu quello di richiudere la porta. Evy lo guardò negli occhi, e ne ingoiò il membro barzotto fino alle palle: era il segnale che dava inizio al triangolo amoroso. Il primo bigolo riprese a sfondarle la passera, mentre il secondo si svegliò del tutto, riempiendole la bocca con la cappella turgida e gonfia. Continuarono in quella posizione fino a quando l’orgasmo non incominciò a squassarle i lombi: Evy massaggiò dolcemente i coglioni dell’ultimo arrivato, e, al culmine del piacere, spalancò la bocca in un urlo silenzioso, facendosela riempire dai copiosi fiotti bianchi. Inghiottì ripetutamente, lasciandosi imbrattare il viso dal denso liquido. Lo stallone, per nulla stanco, la scostò, andandosi a sedere sulla tavoletta chiusa del water. La ragazza si posizionò a gambe aperte e, impalandosi, guardò con aria maliziosa il partner che aveva appena svuotato di ogni energia. Leccandosi le labbra si spalmò sul viso la crema ancora calda, recuperando minuziosamente i lunghi filoni che si staccavano. Era da qualche tempo che si interessava di cosmesi naturale, e dopo molte prove e molti prodotti, aveva promosso lo sperma ad unica e insostituibile crema di bellezza. L’energia del primo compagno sembrava inesauribile, ed Evy, appoggiate le mani sulle ginocchia, incominciò a pompare ritmicamente sulla nerchia erculea. Si strappò quasi le calze rotolando nuovamente dalle vertiginose altezze dell’orgasmo; questa volta urlò, perché il secondo era stato anche meglio del primo… Meno violento, forse, ma più acuto. Agitò ancora un paio di volte il fondoschiena, contraendo e rilasciando i muscoli vaginali, e si sfilò il pene appena in tempo per ricevere in faccia il primo schizzo; poi la sua bocca vogliosa arginò facilmente la piena, senza che una goccia andasse sprecata. Alla fine si tirò su, soddisfatta e con uno smagliante sorriso sulle labbra. Si ripulì, ricomponendosi, fra il lento ansimare e l’imbarazzato silenzio dei suoi due compagni. Diede un bacio in fronte all’angelo che le aveva regalato quella bella serata, e uno al povero diavolo che l’aveva resa ancor più emozionante, andandosene senza voltarsi. La magia svanì, lasciando due uomini soli nei cessi di una discoteca: uno si sentiva meravigliosamente realizzato, l’altro colpevolmente scosso. Le brache calate erano l’unico elemento che, erroneamente, li accomunava.


