Un giro al parco
"E' venuta con la sua macchina?" Bimba stava abbinando sul letto il vestiario per la serata: trench blu, guanti di raso dello stesso colore (siamo impazziti a trovarli proprio dello stesso colore), camicetta bianca aderente con tanto di rouches, gonna al ginocchio gessata, e scarpe decoltè con tacco da dodici. "Certo che si." Io osservavo dalla soglia della camera il meticoloso ordine con cui poneva i capi l'uno sull'altro; in realtà aspettavo che si spogliasse, per poi rivestirsi. Bimba mi socchiuse in faccia la porta, con il suo solito sorriso divertito: "Concedimi un po' di privacy, per cortesia: non si spia una signora!" Sospirando l'ho socchiusa di quel tanto che bastava per spiarla, riflessa nello specchio dell'armadio."E' pulita la macchina?" "Si, dentro e fuori." Toltasi il reggiseno, sparì dal mio ristretto campo visivo. "E i due specchietti ci sono?" "Certo che ci sono. E' tutto come abbiamo progettato." "Bene. Puoi anche smettere di sbirciare, allora.
" Chiuse la porta, dando due giri di chiave, tanto per ribadire il concetto. Da dentro la sua voce era divertita più che mai: "Puoi scendere e tirar fuori la macchina dal garage, dai; io sono pronta in un attimo." "Ma non dobbiamo vestir Fufy?" "No bimbo, l'ho già fatto io prima. Dai, che mi fai perder tempo!" Preso il collare e il guinzaglio sono sceso in garage. Fufy non vedeva l'ora di andar a far un giro al parco; l'ho capito da come mi leccava le scarpe, le dita della mano. Messo il collare e il guinzaglio, l'ho strattonata per impedirle di salire dalla portiera posteriore. "Eh, no! No che non sporchi i sedili dietro." Le ho aperto il portellone del bagagliaio, e le ho dato una sonora frustata di guinzaglio sul culo, mentre ci si accucciava dentro. Era vestita con corpetto e calze nere di latex, scarpe con zeppa vertiginosa, da vera troia da strada. Chiuso il portello, ho aspettato il mio amore seduto al posto guida. Bimba scese le scale che portavano al garage; sembrava fluttuasse, splendendo ancora fioca come la prima stella che appare in cielo sul far della sera. Ma io sapevo che si sarebbe accesa come una supernova. Salì in macchina con un sorriso, riempiendo l'abitacolo del suo profumo magico di donna. "Dove andiamo?" "Non so di preciso. Proviamo un paio di posti buoni, troveremo sicuramente qualcuno che fa al caso nostro." "Speriamo!" "Visto che è presto, che ne dici di mangiar qualcosa?" "Si dai, ho giusto un languorino." Ci siamo fermati in una tavola calda in prima cintura; fermandoci nel parcheggino abbiamo controllato Fufy: sperava di poter già saltar fuori dal bagagliaio. Bimba l'ha respinta, apostrofandola con ira: "Stai ferma, cagna! Vuoi che ti scoprano? Vuoi che ti portino al canile municipale dove meriteresti di stare? Adesso ti aggiusto io!" Presa la "borsa degli attrezzi" dal sedile posteriore, ne tirò fuori un dildo anale, che terminava in una spettacolare coda di cavallo. La infilò dove doveva essere infilata senta tanti complimenti, tenendo la testa di Fufy schiacciata a terra. "E vedi di star buona, di non muoverti. Quando ritorno voglio trovarlo al suo posto, chiaro? Brava Fufy, brava." I tavoli del locale erano già pieni di gente, coppiette di tutte le età e qualche tavolata di amici. Servivano piatti semplici, ma buoni, e si spendeva poco. Abbiamo mangiato in fretta, le nostre parole raccontavano di banalità, gli occhi se la ridevano, intendendosi ad ogni incrociarsi. Al termine, in attesa alla cassa, ho notato i soliti sguardi che attirava la mia lei, ma pareva che questa volta le occhiate, anche da parte di donne e ragazze, celassero quasi la consapevolezza che io e Bimba nascondessimo un piccolo segreto, che sapessero che saremmo andati a far qualcosa di losco, e si domandavano cosa potesse mai essere! Quasi ci fiutavano. In un istante ho avuto la fantasia di Bimba che, entrando nel locale, dopo essersi approfittata di me in macchina, nel parcheggio, si sfilava le mutandine fradicie, e le sventolava camminando piano per il locale, mentre il suo intimo profumo saturava il salone di un voglioso e ansiogeno silenzio. Si udivano solo i tacchi e il silenzio, mentre le mutandine, roteando per aria, percuotevano l'istinto e i sensi dei presenti. "Ventisei euro e cinquanta!" Mi sono ridestato sul totale. Uscendo dal locale ho faticato a togliermi dalla testa quella dolce e tormentosa visione. Fufy aveva ubbidito, guadagnandosi l'onore di poter tener su ancora la coda. Dopo un bacio e una risata, ci siamo avviati speranzosi verso il primo parco, non molto distante da dove eravamo. Siamo giunti che non era ancora buio. Nel parcheggio c'erano due auto ferme, autoradio a tutto volume, e giovani ragazzi che discutevano fra loro, fra risate e sfottò. Non erano sicuramente abituè, e ignoravano il genere di incontri che lì capitavano. "Con questi qui in giro cosa facciamo?" Bimba già li odiava, un po' come me, d'altronde. "Finché ci son loro non si può far nulla." Un ragazzo dalla maglietta acida e gli occhiali da sole enormi, aveva appena finito di parlare al cellulare. Rinfilandosi l'apparecchio in tasca, fece sapere ai suoi amici e agli isolati adiacenti che Marco era in ritardo di quindici minuti. "Ok, in un quarto d'ora facciamo in tempo ad andar da un'altra parte; tanto quando Marco arriva, scende, saluta, fa la sua sfilata, dice la sua, e non se ne vanno più. Andiamo via, Mima?" "Si! Che stufata!" Il secondo parco era più piccolo, sulle pendici della prima cintura di colline che circondano da un lato la città; più imboscato e meno conosciuto. Con nostra sorpresa, parcheggiate sotto i rami bassi e frondosi degli alberi, c'erano diverse auto. Due in particolare, affiancate nell'angolo più lontano dall'ingresso del parcheggio, avevano attirato la mia attenzione: ondeggiavano ogni tanto. Parcheggiato in posizione strategica per poter osservare la situazione, ho tirato giù del tutto i finestrini prima di spegnere il motore. "Una bella sigaretta?" "Si, dai! Così vediamo cosa fanno!" Aveva lo sguardo acceso, e sorrideva ad ogni movimento delle macchine. Facevamo commenti banali, ma tutti da ridere, mentre fumavamo tranquilli. La serata era stellata e tiepida, la sigaretta dopo cena un piacevole must, Fufy era punita nel bagagliaio e sembrava che ci fosse il giro giusto per divertirsi: andava tutto per il meglio. "Salve!" Una faccia stralunata, sormontata da un berrettino era comparsa dal finestrino, dalla parte di Bimba, facendoci sobbalzare. "Anche a voi piace guardare? Solo guardare?" Con il gomito sinistro ho spinto giù il pirillino della chiusura portiera, con la mano destra ho dato mezzo giro di chiave al quadro motore, e con la sigaretta in bocca e l'occhio lucido e lacrimante per il fumo, gli ho risposto "Ma sei scemo? Ti faccio guardare nel cofano motore la prossima volta che fai un agguato!"Spaventato per la reazione, si è tirato indietro, alzandosi. "Scusa...Scusatemi, sono arrivato da davanti, pensavo mi aveste visto, sorridevate pure." Non sembrava più così stralunato ora; e poteva anche aver ragione: in effetti i commenti di Bimba mi avevano già eccitato da averlo barzotto, e non facevo che guardare lei e le auto sospette. "E a te? A te piace solo guardare?" Il miele della voce di Bimba sciolse all'istante la tensione. "Si, mi piace guardare, ma non solo. Quelli là hanno oscurato addirittura i vetri!" "Addirittura..."Bimba lo pronunciò regalando un bottone della camicetta, che adesso lasciava veder interessanti curve. "E che cosa ti piace vedere di più?" Un altro bottone andato, occhi più dolci e un dito maliziosamente in bocca. Gli occhi del tizio avevano notato subito la difficoltà del reggiseno, volutamente più stretto, nel contenere ciò che un dio perfezionista aveva creato affinché fosse ammirato...E non solo. "Bhe...Se volete, se mi lasciate..." Io mi sono avvicinato alla spalla, e senza che lei si voltasse, le ho fatto scivolare fuori un seno, titillando il capezzolo con la lingua. Il tipo metteva e toglieva una mano dalla tasca. Gli era venuto duro in un attimo, come a me. "Mi piace guardare tutto, i preliminari...Come ti scopa...Come glielo succhi, se lo ingoi..." Ho reclinato, sorreggendolo, il sedile di fianco al lato guida, e ho liberato il prorompente seno, finendo di sbottonare la camicetta. "Dai, allora. Guarda quanto è golosa e bella la mia bimba." La gonna è salita fino alla vita e oltre, e scostate le mutandine, il suo fiore ha profumato l'aria, stillando caldo miele. Il voyeur all'inizio stava di fianco alla macchina, presso il finestrino; poi ha capito che la visuale frontale attraverso il parabrezza, sporto leggermente sul cofano, era la migliore. Bimba fermò il mio titillare di clitoride, e se la aprì con entrambe le mani. "Ti piace la mia patonza? Dai, lecca il parabrezza per farmi vedere quanto ti piace. Ce l'hai già duro? Tiralo fuori e struscia la cappella sul vetro!" La posizione era impossibile da realizzare, ma duro ce lo aveva duro, e lo tirò fuori, battendolo e strusciandolo sul cofano. La mia bimba mi ha fatto infilare davanti al suo sedile, accucciato e comodo per lappargliela e ha proferito un "Menatelo!" che stava a significare che voleva godere delle mie attenzioni e della vista di un cazzo duro che si segava in suo onore. L'ho leccata e lappata a dovere, fin sul far dell'orgasmo, mentre lei arrapava il malcapitato, incitandolo a venire, a godere della sua sola visione, a lasciar scie di sperma sulla carrozzeria. L'uomo non era però intenzionato a rovinarsi il finale, che sperava sarebbe stato pirotecnico e rovente, date le premesse: si menava lento e non staccava gli occhi dalla mia dea. Dolcemente mi ha preso la testa fra le mani e mi ha fatto tirare su. Mi esplodevano i pantaloni dalla erezione che avevo, e il pene è letteralmente saltato fuori dai boxer, trovandosi giusto dritto davanti alle meravigliose porte di Giada. Mentre entravo lento ha sospirato profondo, sussurrandomi all'orecchio: "Scopami forte, bimbo, scopami! Ma non venire mai, non venire ancora..." Non me l'avesse detto l'avrei scopata a morte, ma così mi aveva sovraeccitato, aveva tracciato la missione che mi avrebbe condotto al completamento della mia stessa esistenza, una volta portata a termine. Godevamo come matti di quel momento, ma lo spettacolo non ne giovava. Mi sono sdraiato sul sedile, e lei mi si è stesa sopra, la sua schiena sul mio addome, sulla mia pancia, una gamba sul cruscotto e una fuori dal finestrino, aperta alla vista, aperta per il mio martellare. Se la teneva spalancata con due mani, assecondando i miei movimenti per potersi far penetrare il più a fondo possibile, fino ai coglioni. L'uomo di fuori guardava allibito, se lo menava e, reggendo una gamba di Bimba, le leccava il tacco della scarpa, la calza di nylon. "Schizza il tuo sperma sulla mia fica, daiiiii!!!!" , "Ti piacerebbe venire a infilarmelo anche tu, eh?" Potevo solo immaginare la faccia che poteva fare il voyeur a simili affermazioni, pronunciate con toni modulati e schiavi di un dannato e benedetto orgasmo in corso, ma mi eccitava e mi faceva incazzare allo stesso tempo sentirla così ingorda, e più ne diceva, più le martellavo dentro, indemoniato. Ha goduto che ancora la stantuffavo a perdifiato, e avrebbe goduto ancora se mi avesse lasciato continuare ancora per poco, ma il suo divino senso del piacere chiedeva altro per soddisfarsi. Mi ha fatto sedere nuovamente al posto di guida, reclinando il sedile. Il mio pene era lucido di umori vaginali, e pulsava al ritmo del cuore su di giri. "Dai, vieni qui." L'uomo era ammaliato, ma non smetteva di trastullarsi; quasi non credette ai suoi occhi quando Bimba si mise con il culo nudo fuori dal finestrino, agitandolo invitante, piegata in avanti per potermi spompinare. Non sapeva che cosa fare, e aspettava un cenno, una richiesta, forse un ordine. "Vero che può annusarmela, amore?" Io non so resisterle in situazioni normali, figuriamoci sotto tortura; ma stoicamente ho tenuto la parte: "Mhhhhh...Annusartela...Non so se sia il caso, bimba." "Daiiii. Maooooo!" "Va bene, amore. Profumerà di perdizione e paradiso, sai?" "Dici? Glielo chiederemo dopo. E se la volesse...Assaggiare?...Eh?" "Ma sei proprio un'insaziabile golosa! Non credo di potertelo lasciare far...Eeee...Eeeehhhh..." La sua lingua mi si è appoggiata sul filetto. Prima la punta, poi l'ha fatta scivolare fino al piercing, battendomelo sopra. Me lo ha inghiottito in un movimento rapido, e piano piano l'ha preso tutto in bocca, le labbra che sembravano arrampicarsi lungo la mia asta, fino ai coglioni. Un lunghissimo istante di stasi..."MAOOOOOOOOOO!!!" Gutturale e soffocato per il mio sesso che le riempiva la cavità orale, quel maooooo mi è vibrato dalla cappella lungo la spina dorsale, fino al cervello. Ho mugolato quello che mi è sembrato più simile a un si, le ho stretto i capelli nel pugno, dandole il ritmo, lento e dolce, perchè dopo quell'antipasto avrei potuto cedere in trenta secondi. "Ehi! Lecca come si conviene la mia signora." il tizio non se lo è fatto ripetere due volte, e accosciatosi ha incominciato a leccare, poggiando le mani sulle natiche per divaricarle leggermente. "Sei fortunato a leccare una fica regina come questa, lo sai?" Bimba agitava il bacino, strusciandogliela in faccia; Capivo che si eccitava per ogni mio commento da come mugolava sulla mia cappella. "Ti fa sbiellare questa fica, eh?" Contorcendomi sono riuscito a pinzarle un capezzolo, tirandolo dolcemente. "Ti piace come ti lecca, mia stupenda?" "Siiiiii...Ci sa fare, sai?" Mi ha guardato con sfida, malizia e puro godimento. Le ho tirato forte il capezzolo, e lei mi ha succhiato con più forza e vigore. "Vero che berrai tutto come un goloso, quando la mia principessa ti verrà in bocca? Vero?" Bimba vibrò, si immobilizzò un momento, poi vibrò ancora, ritraendosi da me e schiacciandosi sul viso del nostro nuovo amico, appesa alla mia verga con due mani. Urlò, sussultando. Io le accarezzavo il capo, lui le mulinava la lingua dentro, con la faccia immersa nel suo dilagante piacere; gli si è agitata in faccia ancora per lunghi istanti, poi si è rizzata a sedere, tirando su il sedile. L'uomo si è alzato a sua volta, facendo sporgere il pene all'interno dell'abitacolo, ritto davanti al volto di lei. Io mi son tirato su, voltandomi e sporgendomi; le ho strusciato la guancia con il glande, bagnandogliela, fino a poggiarlo sulle labbra chiuse. Lei ha sorriso, facendo guizzare due volte la lingua, due piccoli lampi di piacere. Ha afferrato entrambi i peni, e con aria soddisfatta, ha incominciato a menarli; distribuiva attenzioni ora di là, segandolo e regalandogli la perversione degli occhi vogliosi, ora di qua, succhiandomelo, leccandomelo, bagnandolo di saliva, sen za smettere di occuparsi dell'altro. Teneva le gambe chiuse, ma io ero comodo per potermi prendere ancora cura di lei, toccandola; le accarezzavo le cosce avvolte nelle autoreggenti, ma rifiutava di concendersi. Incrociato il suo sguardo ha smesso di menarci, e mi ha guardato con aria divertita. "A tuo rischio e pericolo. Lo sai che se mi tocchi mi eccito." Ha socchiuso le gambe e regalato due lentissime menate al terzo incomodo, ma sicuramente fortunato. Le ha aperte ancora un po'. "Prego, accomodati..." Era bagnata fradicia. Questa volta le ha regalate a me due menate perversamente lente, e mentre le infilavo quattro dita dentro, ha inghiottito la cappella dello sconosciuto, dandogli una scossa, tanto si è irrigidito, in piedi, fuori dall'abitacolo, acceso dalla magia sprigionata da due anime legate tra loro, e alla costante ricerca della loro reciproca felicità, pienezza, completezza. "Quanto ti piace succhiar cazzi, eh?" "Da morire!" Pompava ora l'uno, ora l'altro, li menava veloci, lenti, mentre godeva di due dita che le scavavano dentro e di un pollice che le lucidava il clitoride. "E tu sei un porco!!!! Quanto ti piace vedermi troia per te, eh?" "Da morire, amore! E io sono il TUO porco! Succhiaci, dai. Voglio farti godere mentre ci tiri a lucido." Roteavo il pollice come un forsennato, e le avvitavo all'infinito indice e medio nella micina. "Quanto ti piace ciucciar cappelle mentre godi?" Si staccò dalla mia, e impugnatici con decisione, urlò un orgasmo silenzioso, fatto di singulti e spasmi di piacere, appesa ai nostri membri. In queste situazioni la mia bimba a volte morde, graffia, scalcia anche; non riuscivo a vedere il volto del compare, ma sentendo la pressione sul mio membro, e vedendo la pelle tirata dal glande del suo, ho immaginato con piacere che una piccola espressione di dolore gli abbia attraversato il volto. Poi la pressione è diminuita, lentamente. Bimba riemergendo dalla sua estasi, mi ha tirato verso di sé e il finestrino, e ha spinto fuori l'altro. "Vuoi vedere come bevo il mio uomo? Come lecco il suo sperma? Menatelo dai!" Il finestrino ronzò, chiudendosi. L'uomo di fuori, seppur eccitato per il gran finale prossimo a venire, era deluso per quel chiaro gesto di distacco, ma abbastanza intelligente (o troppo infoiato) per assecondare quell'ultimo gioco. Chi si accontenta gode, e quello lì aveva proprio una gran voglia di godere. Ricordandosi delle prime richieste, se lo menava, strusciandolo sul finestrino, sulle labbra, sulla lingua di Bimba, dilatate e striscianti per il contatto con il vetro. Il ticchettio che il piercing sulla lingua faceva sul finestrino, lo eccitava, e cercava di batter la cappella a tempo con quello. La mia musa ha incominciato a succhiarmelo, tirandomelo il più vicino possibile a quella trasparente barriera, su cui la nostra perversione trovava il sicuro coronamento di fantasie ardentemente cercate. E me lo menava, titillandomi la punta con la lingua. Ancora sul finestrino, sulla scia di bave lucide. Ancora a leccarmelo, menarmelo. Sono venuto, urlando. Sono esploso, inarcandomi, come folgorato. Il primo schizzò è rimbalzato via, finendo sulla camicia di Bimba, il secondo e il terzo si son fatti filoni colanti appesi alla notte, gli altri hanno nutrito la mia bimba. Ancora scosso da spasmi, mi son fatto ripulire per bene, per poi godermi lo spettacolo della sua lingua, che dal basso verso l'alto, raccoglieva il primo dei due densi filoni. L'urlo di piacere del tizio ci è esploso nelle orecchie, come se fosse con noi nell'abitacolo. Ha tirato basso, sulla portiera i primi fiotti, per poi alzare il tiro, alla ricerca di quella conturbante e insaziabile bocca. Ha urlato ancora, spalmando la sua crema sulla lingua, sul piercing di vetro. "Mio dio! Sei uno sballo, bimba!" Appena terminata la frase, ho avuto una strana sensazione, confermata dallo sguardo di Bimba, che puntava davanti. Girandomi ho messo a fuoco tre individui, chissà da quanto tempo a bocca aperta, due dalla parte del mio finestrino e un altro davanti al cofano. Senza minimamente coprirsi, e senza nessuna vergogna, la mia bambina mi ha baciato sulla bocca. Aveva un' aria intimorita, e quell'espressione che mi fa di zucchero il cuore, come se avesse fatto un casino incredibile, ma in realtà non voleva, e mi guardava, smarrita per un attimo, chiedendomi silenziosamente come fare, cosa fare. "Ehi, va tutto bene, bimba. Mi hai fatto impazzire con la trovata del finestrino, sai?" Un sorriso. "Maooooooo!!!" Di nuovo turbata, controllando i nuovi arrivati. "Ma... Ora che facciamo?" "Bhe... Ci serviva gente per ..." Le si è acceso un lampo negli occhi: scomparsa la bimba tenera, si era materializzata la donna splendida che è, sicura, che sa quel che vuole e sa come ottenerlo. Ma ho sorriso, innamorandomene ancor di più, perchè ero sicuro che aveva provato un piacere, un' emozione, un godere, qualunque cosa fosse stata, talmente grande, pura, da farle dimenticare il perchè eravamo venuti fin lì. Fufy, sodomizzata da una coda di cavallo, nel bagagliaio ormai da circa tre ore, aveva una padrona che era in realtà una Dea del Piacere. Siamo scesi dall'auto ancora un po' scompigliati, per così dire, ma dovevamo approfittare del momento. Bimba si è diretta subito verso il bagaglio, con me dietro, che rivolto verso i guardoni, chiedevo soltanto un istante di pazienza, che presto avrebbero avuto una gradita sorpresa. Strattonata per il guinzaglio, Fufy è caduta a terra, uscendo dall'angusto vano; ma la mia lei voleva così, in modo da poterla presentare a quattro zampe agli ospiti. "Dai Fufy, fai la brava cagnetta!" Il primo tizio aveva fatto il giro dell'auto, unendosi ai nuovi tre. Magari si conoscevano anche. Forse erano un gruppo affiatato di voyeurs. "Mhhhh, sei ancora duro. Dai vieni qui da Fufy!" Erano già tutti duri, dato lo spettacolo a cui poco prima avevano assistito, e all'unisono si son calati brache e mutande, sfoggiando esperte verghe, come il compagno. Bimba stava seduta sul cofano, la schiava davanti a lei, in mezzo ai quattro amici. Si toccava attraverso le mutandine, insultando la cagnolina e spingendole la testa ora su questa, ora su quella cappella. Ho preso dalla borsa degli attrezzi le manette, che ci sarebbero servite per il proseguimento, e ho aspettato con calma che la fellatio multipla terminasse. Avevamo fatto delle prove sulla lunghezza della catena che univa i due anelli metallici delle manette, e spinta in malo modo Fufy a faccia in giù sul cofano della sua macchina, le abbiamo assicurato i polsi agli specchietti retrovisori: dalla posizione a carponi, schiacciata sul parabrezza, è scivolata giù, ma con le braccia distese, non riusciva a puntar le ginocchia per tirarsi su...A meno che qualcuno non la tirasse su dalle chiappe, e facendole da sponda, non la sorreggesse da dietro. "Prego, free access!", Bimba sorrideva, soddisfatta per i lamenti di Fufy e lo sguardo di meraviglia di quella gente navigata. "Nessuno la aiuta?" Le frustò le natiche con il guinzaglio, ormai sganciato dal collare e assurto a ruolo di frustino ufficiale. Il primo l'ha sollevata senza sforzo, e prima ancora di averle fatto appoggiare le ginocchia sulla lamiera, l'aveva già infilata. "La cagna vuole il servizio completo. Datti da fare!". Lo ha frustato con leggerezza sul di dietro, e quello ha incominciato a stantuffare come un treno. Degli altri tre, uno si è messo in fila dietro al primo, gli altri due ai lati del cofano, cercando con le loro aste la bocca della zoccoletta; risultava scomodo, se non impossibile. Si sono arrampicati sulle ruote, ottenendo il risultato voluto. Li guardavo meravigliato anch'io, l'intera scenetta mi ricordava il circo. E Bimba, sbottonandomi la patta, mi ha ricordato che ce l'avevo duro da farmi male! Ci siamo baciati con passione, poi l'ho fatta voltare, e appoggiata alla macchina, le ho scostato le mutandine, prendendola da dietro: siamo durati poco, tutti e due, dieci o dodici colpetti, non di più. Le ho riempito la fichetta di sperma, e, uscendo, le ho risistemato le mutande con cura, perc hè tenessero tutto dentro. Lei si è subito arrampicata sul cofano, con la schiena sul parabrezza, e, mentre i due stantuffatori si davano il cambio, ha dato il mio sperma da leccare al suo giocattolino. E godeva dei colpi che Fufy riceveva in pancia mentre la leccava, premendo ritmicamente più forte con la lingua. "Ti piace leccare lo sperma del tuo padrone dalla mia fica,eh? Lecca, allora, cagna!" Ho preso dalla borsa degli attrezzi uno dei ninnoli preferiti della mia dolce metà, e menandomelo con calma, ho aspettato che molto fraternamente, i quattro finissero il primo giro di penetrazione. Bimba ha goduto, con le mani aggrappate ai capelli di Fufy, prima schiacciandole le faccia sul sesso, e poi allontanandola con forza, mentre si contorceva, tirandosi su, lungo il parabrezza. L'ho aiutata a scendere dal cofano, e le ho passato il suo giocattolo; i quattro la guardavano sempre più stupiti, mentre io liberavo la schiava, per riammanettarla sul cofano a faccia in su: Fufy aveva le braccia stese e dolenti, e non sarebbe riuscita a issarsi, sedendosi sul cofano, se qualcuno non l'avesse aiutata. Bimba aveva indossato con malizia e sensualità lo strap-on. Le ha tirato su le gambe e ha puntato lo strap-on sul buchino del culo ancora stretto. Con un movimento deciso l' ha infilata, spingendola sul cofano, fino ad esser comoda per menarle profondi colpi. Fufy ha urlato, contorcendosi e tendendo allo stremo le catene che legavano le manette agli specchietti; poi ha incominciato ad ululare, man mano che il grosso fallo le allargava l'ano e le regalava piacere. "Forza, voglio che la montiate a neve questa inetta puttanella!!!" Bimba godeva come una pazza nello scoparsi Fufy. I quattro se lo menavano, ai lati del cofano, due per lato, mirando a quel corpo sconquassato da dolore e piacere. Io sono scivolato dietro Bimba, e l'ho infilata da dietro, nella fica fradicia, sincronizzando i miei movimenti, aggiungendo alla sua forza la mia nel menar colpi profondi. Bimba si piegava sulle gambe aperte di Fufy, io le tiravo i capezzoli, le impugnavo le tette rotonde e sode, le sussurravo cose sconce all'orecchio, piegato su di lei, come se volessi fondermi con lei nell'orgasmo. E' arrivato per tutti e due sugli schizzi del primo voyeur, un lungo arco che ha imbiancato il cofano, il viso, le labbra di Fufy. L'orgasmo ci ha bruciato il sangue mentre il secondo e il terzo urlavano, colando pancia e seno, e spingevano le cappelle verso la bocca aperta della schiava. Ansimavamo ancora, quando il quarto, a carponi sul cofano, è riuscito a venire tutto in bocca a Fufy, scrollandolo fino all'ultima goccia. Le sono scivolato fuori, e ho liberato Fufy; si è accasciata a terra, proprio davanti all'auto, ansimante anche lei. I quattro se lo coccolavano, felici e soddisfatti. Il gioco per loro era finito. Bimba, seduta in punta al cofano, a gambe aperte, le ha fatto pipì addosso, mentre le accarezzavo il viso. "Sporcherai tutto il bagagliaio, lurida zoccola!!!" Bimba mi sorrideva, contenta come una bambina dopo aver fatto una marachella e averla scampata. "Andiamo, Ami? La butti tu nel bagagliaio?" "Certo, amore!" Siamo tornati a casa fumando una sigaretta, tenendoci per mano, silenziosi e sorridenti. Scaricata Fufy in garage e fatta una doccia, ci siamo buttati a letto, stremati. E abbiamo fatto l'amore dolce, più dolce che mai.


