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Gang

La Dea si sveste

Scritto da deasciamano. Scritto in Gang

“Tu non puoi capire che cosa mi scateni dentro quando ti spogli, bimba. Quando lo fai in quel modo, guardandomi, facendomi aspettare per ogni singolo capo che scivola via dal tuo corpo. E’ un tormento aspettare per ogni centimetro della tua pelle che viene denudato, esposto al piacere del mio sguardo. E come profuma la tua pelle, mio petalo di luna.” “Davvero ti faccio questo effetto? Non ci credo.” Bimba rise, divertita, per la sincerità che leggeva negli occhi del suo amato. Ma voleva comunque stuzzicarlo.

“A volte mi sembri distratto… Anzi, no, troppo impaziente. Vuoi tutto subito e non ti godi lo spettacolo che ti offro.” Eros rimase deluso da quella affermazione. Poi capì che la Dea aveva voglia di giocare, di tirarlo matto, di farsi corteggiare come meritava. E gli venne in mente un’idea per concretizzare al meglio quel favoloso gioco. Lei insistette nel suo fare. “E poi ti sarai abituato, no? Sono sempre io, ormai mi conosci bene.” “Ahahahahah! E tutte le volte mi fai morire, bambina. Mi fai colare il cervello, sai?” La baciò, appassionatamente, accarezzandole il viso, massaggiandole la nuca in modo dolce, leccando le labbra. Lei contraccambiò, fin quando non decise di interrompere quel momento di magia: non voleva dargliela vinta così presto. Si sarebbe dovuto inventare qualcosa di molto più convincente. “Dai, che devo andare a lavoro!” Dovette farsi forza per ignorare lo sguardo mortificato di lui, che però reagì immediatamente. “Va bene, amore mio. Ti chiamo dopo.” Bimba si allontanò, lasciando una scia di profumo che sembrava colorare l’aria di magia. Eros non le staccò gli occhi di dosso, avvertendo nel basso ventre il solito effetto devastante che il solo baciarla gli provocava ogni volta. “Te lo dimostrerò!” Bimba si voltò, a qualche metro da lui. “Che cosa?” “Che quando ti spogli mi fai impazzire!” La Dea gli sorrise, e si avviò verso il suo ufficio; quel sorriso le rimase sulle labbra e nel cuore per tutto il giorno. Era passata più di una settimana. Per quanto Eros si fosse sforzato di essere il più naturale possibile, Bimba percepiva qualcosa nell’aria. Non era riuscita a capire cosa avrebbero fatto nel week-end, e questo di solito significa una cosa sola: quel pazzo del suo amore stava organizzando qualcosa, le stava preparando una sorpresa; ma per quanto avesse una fantasia e un sesto senso eccezionale, non riuscì a capire di che cosa si potesse trattare. Era sabato mattina, e ancora si masturbava il cervello su cosa ci potesse essere in ballo per la serata. Dopo aver fatto colazione insieme, lei era passata in ufficio a ritirare dalla sua segretaria alcuni documenti e a controllare un paio di ordini, lui era andato a far la spesa. Rincasò per mezzogiorno, e non lo trovò. Lo sentì rientrare dieci minuti dopo, sbuffando per i quattro sacchi della spesa colmi, e un sacchetto di carta argentato, molto sospetto. Posò le borse sul tavolo in cucina e le sorrise, agitando il sacchet to losco. “Ti ho preso una sorpresa, amore.” “Ma dai! Grazie, bimbo.” “Ma te lo do ad una sola condizione.” Lei fece finta di accigliarsi. Incominciava finalmente a divertirsi, dopo aver dovuto aspettare gran parte della settimana. “Cioè?” “Questa sera sei solo mia, tutta mia. Ok?” “Mhhhh… Vedremo. Cosa mi hai preso?” La trascinò afferrandola per mano, e si buttò con lei sul lettone. Poi le aprì il sacchetto e le lasciò tirare fuori il contenuto misterioso: un paio di scarpe decolletè nere dal tacco alto, una camicetta sciancrata porpora, una gonna fatta a tubino di raso lucido, un paio di guanti neri e lunghi, anch’essi di raso, un nastro di pizzo, un perizoma di pizzo leggero, molto trasparente, e una cavigliera adorna di piccoli e allegri sonagli. Capì subito che le taglie erano giuste, provò le scarpe che calzavano a pennello, e gli stampò un bacio sulle labbra, con il nastro e la cavigliera in mano, aspettando una spiegazione. “E’ tutta roba che ho preso al mercato. Ci serve per giocare, ma credo ti stia tutto meravigliosamente bene. Già solo vederti indossare le scarpine mi fa godere!” “E quindi? Giocare in che senso?” “Aaaaahhh… Questa sera avrai da fare, mio cuoricino!” “Spiegati meglio, dai.” “Devi fare uno spogliarello, ma di quelli belli, che solo tu sai fare.” Bimba gli buttò le braccia al collo, baciandolo. “Vuoi che ti faccia impazzire per dimostrarmi che starai attento? Che ti piaccio ancora?” “Di più, di più, amore mio. Andiamo a Villa Giusti.” Non se lo aspettava. E capì di avere una espressione stupita dalla risata di Eros. Poi si unì a lui. “Malvagio, che cosa hai organizzato?” “un gioco secondo le nostre regole, mia Dea. Io sono il tuo Sciamano, ricordatelo. Sei stata tu a stuzzicarmi, no?” Il pomeriggio era trascorso fra compere e commissioni varie. Un po’ troppo lentamente per Bimba, ma finalmente arrivò il momento dei preparativi. Avevano deciso di cenare fuori prima di recarsi a Villa Giusti, ma con sua grande sorpresa Eros le aveva chiesto di non vestirsi con gli indumenti che le aveva regalato, ma di portarli comunque con sé. Decise allora di vestirsi in maniera piuttosto sportiva, ottenendo la sua approvazione e domandandosi che cosa caspita avesse mai architettato. Mangiarono una pizza, fecero una passeggiata in centro, si fermarono a gustare un dolce in una rinomata pasticceria e finalmente si avviarono verso la collina, per giocare e svelare il mistero di quella serata che sapeva di eccitazione come non mai. Parcheggiarono, ma Eros le chiese di aspettarlo un attimo in macchina. Sparì all’interno dell’edificio, tornando dopo cinque minuti, tranquillo e sorridente. Le dava sicurezza vederlo cheto e sicuro di sé, e il fatto di aver detto di aver organizzato secondo le loro regole scacciava tutte le sue paure. “Vieni mia divina, è ora.” Le prese la mano facendola scendere dall’auto, in un gesto elegante, le cinse un fianco e la coccolò di tenerezze e complimenti, conducendola all’interno. “Mi devo vestire in camera? Dimmi, dai! E chi c’è? Sei malvagio!” “Sai, tu sei uno spettacolo della natura. Tu ecciti quando ti vesti, quando ti svesti, e ti voglio dimostrare quanto sei sensuale, quanto tu sia un vero sballo!” Superarono la hall, attraversando il giardino, diretti verso la depéndance del complesso principale, dove c’erano le stanze più grandi e più belle. Bimba era nervosa, nonostante l’assoluta fiducia che nutriva in lui. La baciò davanti alla porta, per tranquillizzarla ulteriormente. “Si farà tutto secondo le nostre regole, ok? Se qualcosa non ti va me lo dici, e non se ne fa nulla. E’ una sorpresa, ma posso dirti che essendo tu la Dea, sarai al centro dell’attenzione.” “Ma… E lo spogliarello?” “Sorpresa!” Aprì la porta sulla stanza buia. La luce che entrava da fuori rivelò solo una zona che sembrava un piccolo ingresso, una sorta di anticamera, su cui affacciava una porta. La parte principale della camera era indefinita e immersa nel buio. Eros la guidò velocemente verso la porta e la fece entrare. Accese la luce del bagno e richiuse la porta. “Spogliati, io torno subito.” Uscì in fretta, senza dare spiegazioni, portandosi dietro gli indumenti che le aveva regalato la mattina. Ritornò dopo un paio di minuti, e vista l ‘espressione dubbiosa di Bimba, la coccolò, aiutandola a spogliarsi. La accarezzò, baciandola, facendole scivolare via la maglietta, sganciandole il reggiseno, aiutandola a sfilarsi i jeans attillati. Piegò con cura i vestiti, lasciandoli in ordine sul bordo della vasca. Tirò fuori la cavigliera e la chiuse attorno alla caviglia; tintinnava allegramente ad ogni suo movimento, sottolineando l’innata grazia femminile. Aveva gli occhi accesi di piacere e di voglia, ma Bimba non sapeva ancora che cosa l’avrebbe aspettata nella stanza. “Vieni, mia divina bimba.” La prese per mano, spense la luce e a tentoni la condusse nella zona immersa nel buio, rasentando il muro. Si fermò, una volta trovato l’interruttore, e la strinse più forte la mano. La luce rivelò una stanza più ampia delle solite, con un grande letto tondo, diverse sedie e una poltrona. Molte paia di occhi si strizzarono all’unisono, abbacinati dai faretti alogeni, bagnando immediatamente il corpo di Bimba di attenzioni molto interessate. Erano tutti uomini, giovani, maturi, alti, bassi, eleganti, sportivi; ne contò dodici, quindici, ma erano sicuramente di più: alcuni erano seduti, altri nascosti dietro la prima fila di uomini in piedi. Eros fece fare un giro su sé stessa alla Dea, che lo concluse, lanciandogli un’occhiataccia di rimprovero. “Allora, non è stupenda questa bimba? Forza, non fate i timidi, fatele passare questo attimo di imbarazzo, fatele capire che vi piace” Un applauso e un brusio di approvazione accolsero le sue parole. “Forza, giù le braghe allora, aprite le patte e godete di questo spettacolo della natura, di questo miracolo!” Bimba non capiva cosa centrasse lo spogliarello con tutto ciò, dato che era nuda e non c’era traccia dei suoi vestiti. Eros la portò verso il letto, mentre la prima fila si calava braghe e mutande, mettendo in mostra svogliati membri. “Sono qui per bearsi della tua vista, tutti a tua disposizione. Ma li devi eccitare, sai?” Bimba stava per sbottare, ma Eros la precedette. “Basta farti guardare, bimba, perché sei bella da impazzire!” Seduta sul letto, con le gambe accavallate e strette, non sapeva che pesci prendere, mentre lo Sciamano le accarezzava la schiena, le baciava la pelle nuda, le accarezzava il seno, il collo, per farla uscire dall’impasse, per sciogliere la tensione. Non era tanto per la propria nudità davanti a tutti quegli uomini, ma per il fatto di venir esposta come merce. E cosa si aspettavano poi da lei? Stava per porre fine a quello stupido gioco, quando notò le prime erezioni renderle onore, spontanee, senza che ci fosse neanche masturbazione. Le carezze dello Sciamano si facevano più insistenti, si ricordò che le loro regole erano ferree e che non rischiava nulla. L’avrebbe fatta pagare cara a Eros per quello scherzetto, ma tanto valeva divertirsi. Ma dov’erano i suoi vestiti? Si stese sul letto, facendo tintinnare la cavigliera; quel suono, quel gesto scatenarono un’erezione collettiva e immediata. Guardò Eros in maniera interrogativa, e lui capì immediatamente. “Sono qui per te, per eccitarsi di te, guardandoti. I vestiti li hanno loro. Tu sei la Dea e li devi pretendere.” “Te lo puoi scordare, hai capito? Vuoi che li tiri scemi? Allora leccami, fammi godere. Adesso!” Eros non aspettava altro; si stese al suo fianco, le tirò su una gamba, accarezzandole l’interno coscia, scivolando con le dita verso il suo fiore, facendo sbocciare le labbra in un gesto lento: era meravigliosamente bagnata. “Guardate questa fica regina. Vi piace, eh? Ve lo fa tirare il cazzo, si?” Lei gli spinse la testa verso il sesso, per godersi le lappate. Poi si tirò su, mettendosi in piedi, con un ginocchio sul bordo del letto, in modo che Eros le scivolasse con il capo in mezzo alle gambe, e lei potesse farsi vedere da tutti, a meno di un metro dalla prima fila. Si menavano, lentamente, per resistere il più a lungo possibile, per godersi tutta la scena. Incominciava a godere della lingua dello sciamano che lappava come un cagnolino, della sua bocca che bevevo tutto il suo miele, di tutti quei maiali che si facevano duri per lei, che sbavavano per il suo corpo. Era disposta a proseguire il gioco alle sue condizioni: prima voleva godere, e dimostrare come gode una vera troia. Prese a strusciarsi sulla faccia del compagno, titillandosi i capezzoli, stringendosi le superbe tette, accarezzandosele voluttuosamente. Le era passata la rabbia iniziale, e sentiva l’orgasmo crescerle dentro. Eros gliela prese tutta in bocca, divaricandole le chiappe da dietro con le ma ni, succhiando come se fosse assetato e la sua fica fosse l‘unica cosa che potesse dissetarlo: gli venne in bocca, resistendo il più possibile attaccata alla sua bocca, poi saltò via, contorcendosi sul letto. Nessuno si era mosso. Si menavano e basta. Commentavano in maniera più o meno volgare, ma si accontentavano di guardare. “Adesso scopami!” Lo Sciamano aveva le labbra lucide di miele e occhi che brillavano come stelle. “Volete vedere come sa scoparmi il mio uomo, maiali? Come sa farmi godere?” Lo fece sedere sul bordo del letto mentre ancora si stava liberando l’arnese da pantaloni e boxer. Si sedette cavalcioni, dandogli la schiena, impalandosi lentamente e godendosi quella masturbazione di massa. L’odore di cappelle luride e golose incominciava a riempire l’aria. Respirò a fondo, mentre si alzava e si abbassava sul palo duro come pietra. Si reclinò all’indietro, costringendo Eros a stendersi supino sul letto e di farle appoggiare la schiena sul suo petto, allargando le gambe, perché potesse penetrarla fino in fondo. Dallo specchio sul soffitto non riusciva a scorgere le facce degli spettatori, ma vedeva chiaramente i loro pugni stretti che aumentavano il ritmo della sega, eccitati dal meraviglioso primo piano della sua fica penetrata senza tanti complimenti, dal profumo di donna che respiravano da vicino, dall’idea di poterla prendere e goderne a volontà. “Dimmi che ti piace far vedere quanto sei golosa e troia, eh?” Eros spingeva come un matto, si fermava a fondo corsa e le vibrava dentro, poi riprendeva e vibrava ancora. Bimba non si accorse quasi del fatto che tutti gli uomini si erano alzati e avevano circondato il letto. Girò la testa da un parte, e si ritrovò cappelle a pochi centimetri dal viso. Si sentì troia come non mai, e venne sul cazzo di Eros, che non le dava tregua. Ancora in preda agli spasmi dell’orgasmo, si girò sul proprio compagno, mettendosi col culo in su, e facendosi infilare ancora. Lo Sciamano capì che ne voleva ancora, e riprese il suo ritmo furioso, intervallato da movimenti lenti e profondi. Si guardò a destra, a sinistra, osservando tutti quei cazzi che volevano solo vomitare sperma, immaginò le facce di quelli che ora avevano davanti agli occhi il suo culo. Sentì le mani di Eros poggiarsi sulle chiappe, divaricargliele, sentì il suo indice che le batteva sull’ano, che lo tormenta va in maniera leggere e goduriosa; pensò a quanto fosse facile che qualcuno le venisse sul culo, che le imbiancasse il buchino, premendo poi la cappella nodosa e affondandole dentro. Si sentì un lago in mezzo alle cosce e venne di nuovo, urlando e mordendo forte la spalla del compagno. Continuò a dimenarsi, restando impalata. Istintivamente il ritmo della sega collettiva diminuì, gli spettatori ritornarono compiti ai posti di prima, lasciando intorno al letto spazio vuoto. Scese dalla sua giostra e si mise a gambe aperte, titillandosi il clitoride per la libidine di tutti quei porci golosi. “Dove sono i miei vestiti?” Eros si tirò su, fino alla testiera del lettone, appoggiandosi ai cuscini, e menandosi l’uccello duro. “Forza, è ora di vestire la mia bimba, per poi spogliarla di nuovo.” Dalla fila dietro passarono in avanti le scarpe col tacco. I primi le passarono alla Dea, che le infilò, con allegri tintinnii. Si alzò, si voltò verso lo Sciamano e, inginocchiatasi sul letto, avanzò verso il suo cazzo, lasciando ancora una volta che il suo culo e la patonza ormai gonfia, fossero in pasto agli sguardi attenti di tutti quei fottuti voyeurs. Succhiò Eros con dolcezza, gli leccò i coglioni con cura. Lo guardava negli occhi, ma di lato percepì l’ondata umana che si appropinquava nuovamente al bordo del letto, per non perdersi neanche un istante del suo divino pompino. Continuò lentamente, sentendo di tenere in pugno tutta la banda. In fondo era un gioco eccitante, anche se le sfuggiva ancora il ruolo dello spogliarello; forse Eros non lo aveva progettato così, forse erano saltati gli schemi. Forse sarebbero saltati ancora. Immaginò che quelli salissero sul letto, per strusciarle cazzi sulla schiena, per divaricarle le chiappe e infilarle dita in fica , nel culo; che qualcuno le scivolasse dietro e la scopasse con forza, mentre lei si riempiva la bocca di caldo sperma. La eccitava essere in mezzo a quello stuolo di bigoli, ma allo stesso tempo la spaventava un po’ il fatto di desiderare di farsi scopare da tutti, di succhiarli, di farli sborrare, di berli e di farsi scopare ancora, insieme al suo amore. Si staccò dalla cappella di Eros, di nuovo eccitata, e decisa a far durare quel gioco ancora per molto. Non era venuto ancora nessuno. Lo Sciamano era duro come non mai, e le stava venendo proprio sete. Avrebbe coordinato tutte le loro sborrate, li avrebbe fatti venire come e quando voleva lei, questo si! “Mi fai morire come mi succhi, mia gocciolina. E non solo me, direi.” La guardava in quel modo speciale. Gli occhi sembravano più profondi mentre si legavano ai suoi, mentre le regalava brividi dentro. L’aveva fatta arrabbiare, ma aveva portato tutta quella gente, non sapeva bene neanche lei quanti uomini, per regalarle un piacere sottile e travolgente, secondo le loro regole, dandole il comando della situazione, rendendola speciale, una vera Dea, come adorava fare. Saltò giù dal letto, pericolosamente vicina ai quei sessi strizzati con sapiente fare, che aspettavano il culmine, il climax per vomitare caldo sperma. Si ritirarono di nuovo, più lentamente questa volta. Capì di dover controllare l’eccitazione, la sua, la loro, di rallentare e stare al gioco di quello spogliarello al contrario. Le passarono le mutandine di pizzo, e vide sbucare dalla muraglia umana anche la gonna. Le sembrò buffo rivestirsi in quel frangente; avrebbe sicuramente infradiciato il perizoma, tanto era bagnata. Indossò le mutande, stesa sul letto, facendole aderire alle labbra bagnate, in modo da lasciare traccia evidente della sua voglia. Sorrise a Eros, infilandosi la gonna, battendosi una mano sul culo, ormai al sicuro da tentazioni. Ma che senso aveva rimettersi a posto proprio ora che l’estasi del godere avrebbe dovuto raggiungere il culmine? E che cosa aveva progettato quel demonio del suo amore? Certo poteva essere un dolce tormento per quegli occhi affamati vedere le sue grazie avvolte, fasciate dai vestiti. Si vedeva bella, sensuale, vestita in quel modo. I tacchi alti e la gonna la rendevano affascinante, forse più che essere nuda. Camminò davanti alla prima fila, godendo dei complimenti che quegli affamati le rivolgevano; girò su sé stessa e tornò indietro, prendendo la camicia che le porsero con gentilezza. Ben piantata sui tacchi, in posa da donna sicura, da femme fatale, la indossò, abbottonandosela lentamente, facendo scomparire i capezzoli duri sotto la stoffa porpora. Con gesti sensuali infilò i guanti, lentamente. Prese anche il nastro nero, non sapendo bene che farne, e andò a sedersi sul letto, accanto a Eros. Lui le legò il nastro intorno al collo, facendo uscire dal colletto della camicia un bel fiocco morbido. “Lo vedi che sei veramente uno spettacolo della natura? E che ti amo da impazzire?” Le regalò un altro bacio sensuale, da farle girare la testa più delle fantasie che l’avevano fatta bagnare poco prima. Lo guardò di nuovo, aspettando un indizio su quel che sarebbe successo ora. Lo Sciamano le porse una sigaretta, che accettò, un po’ stupita. Finiva tutto lì? Non era possibile! Mentre lui cercava nelle tasche dei pantaloni l’accendino, capì, ricordandosi quello che una volta gli aveva detto riguardo il bukkake: più una cosa è pulita, più da piacere sporcarla! Accese la sigaretta, ricordando che a Eros piaceva vederla fumare in maniera sensuale, e accettò anche quella parte del gioco. Espirò sforzandosi di assumere uno sguardo distante e distaccato, e si portò la bionda alla bocca in maniera sensuale. Si accoccolò comodamente nell’incavo della spalla del suo compagno, e godette di quel momento, dei baci dolci sui capelli che le regalava il suo innamorat o, delle carezze sulle spalle, facendo finta di non vedere il muro umano che si era stretto di nuovo intorno al letto. Eros prese a baciarle un orecchio, sussurrando farsi dolci. “Perché sei stupenda, perché più di tutti loro io vivo di te, muoio di te. Puoi toccarli, puoi menarli, puoi scegliere chi vuoi, vogliono venire per te. Ma se non ti va, andiamo via, mio stupenda fragolina.” Aveva ancora il cazzo duro, irresistibile richiamo. Erano tutti duri, per lei. Era un regalo fantastico. Era stato organizzato tutto per lei. Reggendo la sigaretta con la mano sinistra, allungò la destra verso una cappella, l’avvolse nella prese di raso, scese lungo l’asta, accarezzò i coglioni, senti pulsare di voglia tutto il membro, oltre il punto di non ritorno: menò l’uccello duro da cui sgorgavano fiotti bianchi, che colavano sul guanto, mentre il tizio mugugnava tutto il suo piacere, tutta la sua gratitudine per la Dea che lo stava facendo godere. Spense la sigaretta, e lo menò con due mani, facendolo eiaculare fino all’ultima goccia. Eros le si mise dietro, per lasciarle spazio; sentiva il suo bigolo strusciarle sulla schiena. Erano tutti intorno a lei. Prese a menarne due insieme, uno a destra, uno a sinistra. Li tirò a se, avvicinandoseli alla camicia. Schizzarono quasi insieme. Sussultò nonostante il tessuto, per gli schizzi che la investirono, che colarono, imbrattando l’indumento, facendo più scuro il color porpora. Continuò a menarli, inchiodandoli con uno sguardo da monella, che diventò da troia con i successivi due. Liberò i primi bottoni, e si aprì la camicia sul petto. Lo Sciamano la fece stendere, perché in molti stavano per raggiungere il piacere. Salirono sul letto, e si ritrovò circondata da lance che pulsavano di voglia. Le schizzarono ancora sulla camicetta, sul petto, sul nastro di pizzo annodato in un fiocco. La eccitava da morire vedere i vestiti che si imbrattavano, si imbevevano di sperma, i guanti ormai fradici. Li tolse, e finì di sbottonarsi, rivelando nuovamente le superbe tette, e menò ancora cazzi, facendosi imbiancare i capezzoli, facendosi colare sul collo. Avvertì i primi schizzi sulla gonna, sentiva lo sperma caldo sulle mani, le scivolava quasi la presa sui bastoni duri. Ancora fiotti, tanti, in due, tre alla volta, sulle gambe nude, le tette erano ormai ricoperte, e sulla gonna nera spiccava la larga chiazza bianca. Si dimenò per sfilarsela. Eros ordinò che gliela togliessero, aiutandoli. Si stava eccitando come non mai, sotto quella calda pioggia, che non controllava più. Sentì filoni accarezzarle il viso, li sentì come lingue di fuoco sulle cosce, sulla patatina, attraverso il leggerissimo pizzo. Lasciò un cazzo, per masturbarsi attraverso la stoffa, sentendo sotto le dita l’umida consistenza della sborra. Le imbiancarono la mano che si toccava senza ritegno. Inarcò la schiena, sentendo di cadere preda di un orgasmo fenomenale, e ancora piovevano filoni golosi sulle gambe, sui piedi. Strappò via le mutande, lasciandosi tener aperte le gambe, in preda alla follia della lussuria. Il cazzo di Eros le si infilò in bocca, e lei prese a succhiare con gusto, con forza, mentre si abbandonava a quella dolce tortura, mentre respirava l’odore dello sperma che riempiva l’aria. Continuava a masturbarsi, accogliendo sul clitoride colate, morbide e vio lente carezze di piacere, schizzi violenti e cheto sgocciolare, mentre succhiava la dolce cappella che le apparteneva, la sua cappella, trasformandosi in altare vivente del piacere. Mugugnò mentre lo Sciamano urlava, e il mondo sparì per lunghi momenti in un’estasi divina: sentì la bocca riempirsi di fuoco liquido, assaporò il sapore dolce e salato inghiottendo, per ritrovarsi la bocca ancor più colma, lasciando colare fuori il seme che non riusciva a tenere dentro; il clitoride, le labbra, tutta la fica erano ricoperti di crema che scivolava lenta verso l’incavo delle natiche, e piovevano schizzi ovunque, che parevano non finire mai. Urlò ancora, liberandosi la bocca dal bigolo di Eros, che ancora le vomitava sul viso nettare, fuse il suo urlo con il suo, contorcendosi e menando istintivamente il suo amore, leccandosi le labbra, spalmandosi sulla fica spalancata il seme caldo e odoroso. Le sembrò quasi di svenire, il cuore impazzito, gli occhi dello Sciamano che non la lasciavano più. Tutto sembrò durare un’eternità, tutto sembrò sprofondare in una consistenza irreale, come se fosse sospesa su una nuvola. Capì che tutto era finito quando si ritrovò fra le braccia dello Sciamano: l’aveva sollevata dal letto, prendendola in braccio, portandola in bagno. Chiuse la porta, e tagliò fuori tutto il mondo. I vestiti puliti erano lì dove li avevano lasciati. L’aiutò a infilarsi in doccia, e la seguì, senza lasciarla mai un attimo. La lavò, con tenerezza e mille carezze dolci. L’asciugò una volta uscita, le sorrise e la baciò. Fecero l’amore lì, chiusi nel bagno, mentre la stanza si svuotava, lo fecero dolce come non mai, più bello di sempre. Si rivestirono, e quando uscirono la stanza era vuota, né incontrarono nessuno degli uomini che avevano partecipato alla loro perdizione. Tornati a casa si addormentarono, innamorati, l’uno nelle braccia dell’ altra.

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