La Dea e la benda
Dopo aver pubblicato l’annuncio ho ovviamente ricevuto molte risposte. Ho effettuato la solita prima scrematura, basandomi sul tono e la forma degli approcci, e ho incominciato a contattare quelli che reputavo più interessanti per la mia lei. Non volendo più coinvolgimenti personali nei nostri giochi, avevo escogitato un piano per permettere a Bimba di poter scegliere e consumare immediatamente quello che più le piaceva. L’annuncio riportava i soliti requisiti di igiene, pulizia, consapevolezza del proprio ruolo all’interno del gioco, di responsabilità e capacità di dar vita e interpretare
sensuali e piccanti fantasie erotiche. Cercavo due o tre singoli per la mia Dea, che in questa occasione “aveva piacere di condurre un gioco al buio, complice una benda”. Così recitava testualmente il last minute pubblicato su internet. Una mezza verità. O una mezza bugia. Innanzitutto perché avevo bisogno di un maggior numero di partecipanti (il massimo sarebbe stato d ieci), anche se sapevo che, nonostante l’entusiasmo e il numero delle risposte ricevute, sarebbe stato difficile mettere insieme così tanti singoli che partecipassero ad un caldo pomeriggio infrasettimanale. Mi sono reputato fortunato ad averne agganciati sette. Mi chiesero come fosse la mia bimba, che cosa le piaceva, quanto calda fosse; alcuni si lanciarono in racconti e fantasie sul fatto di giocare con il suo corpo, di farle provare, complice appunto il fatto che fosse bendata e non potesse vedere, sensazioni tattili inimmaginabili. Ho risposto a tutti con cortesia, avvertendoli però che la Dea si riservava la possibilità di selezionare chi le piaceva e chi no. Ad alcuni ho suggerito di vestirsi in maniera sportiva e casual, ad altri ho consigliato un abbigliamento classico ed elegante: volevo una rappresentanza il più eterogenea possibile. A tutti, però, ho chiesto di non indossare le mutande sotto i pantaloni. Finalmente è arrivato il giorno dell’appuntamento, e nel primo pomeriggio ho accolto gli ospiti in una villetta isolata, poco fuori città; Bimba aspettava dentro, vestita di una gonna a tubino nera sopra al ginocchio, una camicetta aderente di seta fucsia, guantini di pizzo tagliati sulle dita e un grazioso cappellino con tanto di velo, che le teneva raccolti i capelli. Un paio di scarpine nere di vernice con tacco e décolleté completavano l’opera d’arte. Ho accolto i pretendenti in veranda, seduto ad un tavolo dove avevo preparato un piccolo rinfresco: avevo bisogno che fossero rilassati e a proprio agio per mettere in chiaro le regole del gioco. Erano stupiti di trovarsi in sette, quando l’annuncio parlava di due, massimo tre, persone presenti, oltre a me. Alcuni trovarono questa sorpresa ancor più eccitante, lanciandosi in commenti e complimenti sulla mia bimba, ma per il resto erano tranquilli e ben disposti. Schiarendomi la voce ho chiesto la loro attenzione : si trattava di un gioco con la benda, questo si, ma la benda in questione non era affatto per la Dea, bensì per ognuno di loro. Li avrei fatti entrare e accomodare in casa, li avrei bendati e poi avrei fatto entrare la Dea, che avrebbe scelto due di loro. Poteva togliersi la benda, e quindi partecipare attivamente al gioco d’amore, solo chi veniva succhiato dalla Dea. Ho ribadito il concetto di “succhiato”, diversificandolo da “menato”, “segato” e similari, giusto per essere chiaro. Una volta che la Dea avesse scelto i suoi due giocattoli, era concesso ai restanti esclusi di rimanere ad osservare, magari menandosi e donando il proprio sperma per il suo piacere. Ci fu un attimo di silenzioso imbarazzo, poi alcuni hanno sbottato, altri hanno sorriso, sornioni, altri ancora non sapevano che dire. Chiaramente il programma appena esposto non corrispondeva a ciò che gli avevo fatto credere, ma da parte mia ho fatto notare che l’annuncio pubblicato era piuttosto vago su chi dovesse essere bendato e non riportava quello che loro invece avevano voluto leggere; e poi non avrebbero mica voluto scontentare una Dea…? O farla aspettare troppo a lungo…? Quando mi sono alzato per entrare in casa mi hanno seguito, tutti d’accordo a giocare secondo le regole appena esposte. Tre si sono seduti sui bordi del letto, altri tre sulle sedie e poltroncine presenti nel salottino, e l’ultimo è rimasto in piedi, con le spalle appoggiate ad una parete. Ho consegnato loro le bende, aspettando e controllando che se le legassero ben strette, in modo da non barare e poter sbirciare. Poi ho annunciato l’ingresso della Dea. E’ entrata in punta di piedi, trattenendo quasi il fiato; mi ha sorriso, divertita dalla situazione surreale, mentre gli astanti salutavano nella direzione in cui intuivano provenire i suoi movimenti. Ci siamo baciati, il velo del suo capello mi solleticava il naso, ma il suo culetto attraverso la gonna era tutto da palpare e strizzare. Lei, per pareggiare il conto, scostandosi da me, mi ha accarezzato la patta dei pantaloni. Raggiunto il centro della stanza e del proscenio, anche se nessuno poteva vederla, si è guardata intorno, battendosi con fare sexy un ditino sulla guancia, e osservando con calma i sette uomini. Era molto più ch e graziosa, e se gli altri avessero potuta vederla in quel gesto sbarazzino, avrei avuto difficoltà nel tenerli a bada. Il tizio in piedi ha subito attirato la sua attenzione: era alto, con i capelli castani corti, e indossava jeans e una camicia elegante portata fuori dai pantaloni, con colletto e polsini di una foggia particolare. Bimba gli si è avvicinato, annusandolo vicino al collo, al viso. Lui l’ha salutata, avvertendo vicino la sua presenza . “Ciao…” La voce della Dea era calma e goduta, e sfiorando i jeans all’altezza del pube ha continuato “Quando e se torno da te, lo voglio trovare duro.” Un altro dei presenti ha colpito con certezza la sua curiosità. Stava seduto con le gambe accavallate su una poltroncina, sembrava rilassato e a proprio agio, nel suo abito elegante e moderno, ed era chiaramente una persona curata, a partire dal taglio dei capelli neri. Bimba mi ha sorriso, gattonando fino alla poltroncina; si è appoggiata alle ginocchia del tipo, costringendolo a scavallare e aprire le gambe, e si è protesa in avanti, fino a sfiorare con il viso la sottile stoffa del vestito in corrispondenza del membro. “Piacere di conoscerti, Dea.” “Piacere mio.” Voltandosi, mi ha sorriso di nuovo, dopo aver annusato anche lui. Non lo faceva perché spaventata dalla scarsa igiene dei partecipanti, ma perché aveva un senso dell’olfatto molto sviluppato, e alcuni profumi erano in grado di inebriarla, aumentando a dismisura la passione che le bruciava nel sangue. Ero certo che avesse già trovato due candidati papabili, ma sapevo anche che il gioco era solo all’inizio e che, golosa com’era, avrebbe visionato tutti i pretendenti nelle parti intime. Il tour è proseguito verso il letto, e qui si è fatta più aggressiva, spingendo indietro i due che sedevano l’uno di fianco all’altro sul bordo, costringendoli a sdraiarsi e armeggiando immediatamente con le patte dei pantaloni. Le esclamazioni di piacevole stupore che ne sono scaturite hanno frustato i sensi attenti e vigili di tutti gli altri, pompando eccitazione nel sangue. Sono saltati fuori due bigoli già barzotti, uno molto storto, l’altro più longilineo, seppur più corto. La Dea li ha maneggiati con dolcezza, li ha annusati, presi con entrambe le mani, sfregando il pizzo sulle aste e sulle cappelle, strappando commenti di sorpresa e ammirazione. Si stava bagnando al punto di infradiciare le mutandine, e le cresceva dentro la voglia di assaggiare, assaporare; lo vedevo da come li menava, soprattutto quello storto. Era già in procinto di gustarlo, ma si è fermata all’ultimo istante, con la punta della cappella già nell’incavo della bocca aperta: si er a probabilmente ricordata delle regole, dei due promettenti candidati ancora da saggiare e in attesa del suo ritorno, e dei restanti tre che avrebbero potuto regalarle piacevoli sorprese. Il quasi prescelto aveva intuito una particolare attenzione intorno al suo uccello, ed espirò forte la sua delusione quando la magia e i pizzi abbandonarono le parti intime. Bimba ha saltato il terzo uomo seduto sul letto e, accucciatasi in mezzo alle ultime due sedie, ha chiesto gentilmente ai due fortunati di aprirsi le patte. I due cazzi che ne sono usciti erano decisamente più duri dei precedenti, entrambi abbastanza ricurvi, e uno particolarmente nodoso. Pugni esperti e consumati si sono stretti sulle verghe, menando una vigorosa sega, in un esplicito invito a partecipare, ad assaggiare. La Dea ha afferrato quello nodoso, ha estratto i coglioni dalla patta, tenendoli dolcemente in mano, mentre seguiva il ritmo della sega con la sua manina che sembrava minuscola, aggrappata a quella poss ente asta. “Mhhhhh… Brava, hai guanti di pizzo… Sei una elegante buongustaia, mi piacciono. Dai, segami così, fammi godere…” Si sono subito levati commenti e mormorii vari. Bimba si è presa cura per un po’ anche del dirimpettaio, poi si è alzata, decisa: “Magari torno dopo… Magari no…” Ha puntato di nuovo su quello in piedi, e sbottonandogli i jeans ha trovato il suo desiderio esaudito: dalla patta spuntava un bel bigolo, per lunghezza e circonferenza. Lo ha segato con cura per qualche momento, poi, afferrandolo, ha trascinato il malcapitato verso la poltroncina dove sedeva l’uomo elegante, radunando così le sue prede. Si è sfilata le mutandine e me le ha tirate: erano fradicie, e profumate dei suoi umori vaginali. Dopo avergliele restituite le ha passate sotto al naso del tipo in piedi, poi a quello seduto in poltrona. “Ho la fichetta fradicia. E ho voglia di godere.” Fra i commenti e le proposte di soddisfarla che si sono immediatamente sollevate, ha sussurrato qualcosa al tizio seduto, che, mettendosi a ridere, si è detto onorato di soddisfare qualunque suo desiderio. Bimba si è arrampicata sul mobile adiacente alla poltroncina, ha sollevato una gamba passandogliela dietro alla testa e tirandolo a sé, si è tirata su la gonna, stendendosi e scivolando sul legno lucido e laccato, in modo che quello potesse raggiungere con il viso il suo fiore che stava sbocciando di umori; infine ha strattonato il tizio ancora in piedi, portandoselo davanti al viso. Mi guardava, messa in quella posizione conturbante, da foto, mentre si godeva baci e carezze sulle gambe lisce e profumate, menando lentamente il bigolo che vibrava in punta, davanti alla sua bocca. “Bravo, così… piano… Non avere fretta, il mio paradiso ti aspetta… Caldo e voglioso…” Le ho mandato un bacio, preparandomi a godere della scena. Man mano che i baci risalivano lungo le cosce, avvicinandosi alla fonte proibita, lei menava il giocattolo con più forza, assestando colpi fino a fondo corsa. Poi gli occhi le si sono fatti liquidi per lo scavare curioso della lingua nelle sue carni, ha alzato leggermente la testa in modo che il velo del cappellino si appoggiasse sulla verga e lasciasse scoperto il volto per un intimo tete-a-tete, e le labbra si son o chiuse sulla cappella turgida. Il fortunato ha emesso un inteso gemito di piacere, che ha ripetuto una volta toltosi la benda e incrociato lo sguardo con quello della Dea: i suoi occhi, dietro il malizioso velo del cappellino, erano accesi di voluttà e gioia; il pizzo dei guanti spiccava in maniera elegante sul membro in tiro, infilato per metà nella bocca e cinto da labbra di rosa. Lei lo ha fatto scivolare fuori, leccandolo sul filetto e battendoselo sulla lingua, con uno sguardo da troia che sembrava dire che senza cazzo in bocca proprio non poteva vivere. “Sei fantastica! Mai avuto una sorpresa così bella…” Lei ha riso e, concentrandosi su bocca e fica, si è sbottonata la camicetta, lasciando prima intravedere il reggiseno elaborato, e poi lasciando libere le tette di godersi il contatto con la pelle calda, umida e odorosa del glande. Mentre la mia bimba si godeva appieno quel momento, io mi sono seduto, mi sono rollato una sigaretta e me la sono accesa, senza staccarle gli occhi di dosso. Il tempo sembrava essere rallentato, perfino il fumo della sigaretta sembrava salire e danzare in maniera più pigra nell’aria immobile della stanza; attorno a me si agitavano, ancora tutti bendati, i restanti spasimanti, che si contorcevano dalla voglia, mentre origliavano il risucchiare della Dea, il suo gemere per il cunnilinctus, gli apprezzamenti che le venivano rivolti dall’unico fortunato in grado di vedere quanta grazia poteva venir profusa in un pompino. Lei ha goduto a volontà di quel triangolo, lasciandosi leccare il fiore ben aperto, facendosi sprimacciare le tette, succhiando con cura e dedizione. Scesa dal mobile ha fatto alzare dalla poltrona l’ospite, accomodandosi al suo posto. Ha aperto le gambe, appoggiandole sui braccioli e si è battuta una mano sulla fica fradicia, ottenendo un significativo “ciaf ciaf”, ordinandomi con il solo sguardo, di prendermi cura della sua fremente gocciolina. Mentre mi alzavo in una dimensione che mi sembrava di sogno, si è affrettata a liberare dai pantaloni il cazzo gonfio dell’uomo ancora bendato, rendendo definitiva la scelta dei partecipanti al gioco. La seconda benda è caduta a terra, mentre di nuovo gentili complimenti non facevano altro che aumentarle la voglia di trasgredire e godere di tutto il ben di dio messo a sua disposizione. “Signori”, mi sono avvicinato a lei, guardandola negli occhi “la Dea ha scelto. Potete togliervi la benda e restare a guardare. Potete rimanere, donandole il piacere delle vostre eiaculazioni o andarvene. A voi la scelta.” Lei, con due bigoli di cui prendersi cura (anche l’ultimo arrivato, per foggia e dimensioni, sembrava essere di suo gradimento), ha sporto il bacino in avanti, in modo che potessi penetrarla. L’ho aiutata a liberarsi della camicetta, del reggiseno e della gonna, lasciandole solo le scarpe e il grazioso cappellino che, grazie al velo nero traforato che le copriva metà viso, rendeva ancora più voluttuosi gli sguardi che lanciava in preda alla folle passione. Sono entrato lentamente, fino a fondo corsa, non prima di aver sfregato la cappella un paio di volte sul clitoride gonfio e sporgente. “E adesso che hai scelto, mia Dea, devi godere dei premi e delle fortune che ti spettano.” Lei si è sfilata di bocca il ciucciotto di quello ben vestito , solo per farmi capire di farla godere come una vera troia. Posso solo immaginare le espressioni degli esclusi, ma, dato che la posizione non me lo permetteva, ho potuto solo percepire i loro movimenti intorno a noi per ottenere un migliore angolo di visuale, ho sentito i commenti concitati, ho visto gli occhi di Bimba brillare ogni qualvolta veniva appellata in maniera esplicitamente volgare; e lei, come a dimostrare che era tutto vero, che in quel momento si sentiva la regina di tutti i piaceri che otto uomini potevano regalarle, se ne stava aggrappata con la bocca e le mani ai due cazzi, mugolando di piacere e subendo i miei colpi nella fica. Gli altri si sono avvicinati, resi intraprendenti dall’eccitazione che scorreva nel sangue, si sono fatti sotto alle sue tette, ai capezzoli turgidi, accarezzando, strusciandoci su i membri pronti a rilasciare il loro dolce premio. Facendosi spazio, ormai al culmine del piacere, qualcuno le ha riversato addosso un abbondante carico, ricop rendole le tette, il collo, la pancia. Alcuni schizzi hanno raggiunto la velina del cappellino, imperlandolo di lucide gocce, che colando evidenziavano la trama del tessuto, fino a rotolarle sulle guance, e poi giù lungo il viso. Lei ha mugolato quello che a tutti è sembrato un si, lungo e trascinato, poi è esplosa di piacere, inarcandosi, eccitando ancor di più gli spettatori e strappando loro un boato liberatorio. I due prescelti sembravano sinceramente e piacevolmente stupiti da quella straordinaria manifestazione orgasmica, ma hanno continuato a godere di un sontuoso pompino una volta che la Dea si è riaccomodata sul sedile, con le gambe ancora aperte e spalancate davanti a me. Mi sono accucciato e ho incominciato a lappare, a mangiare da quella fica gonfia e sgocciolante di orgasmo e voglia, palpandola, tastandola con labbra, lingua, dita, perfino con il naso. Tutti gli altri le si menavano intorno, appellandola in tutti i modi sconci ed eccitanti allo stesso tempo, ogniqua lvolta lei, afferrata una verga che le si strusciava sul seno, la menava con forza. Mi sono bevuto tutto il suo orgasmo, mentre lei succhiava avidamente, segava fino a farsi sborrare ancora addosso, raccoglieva e si spalmava lo sperma che le era arrivato sul viso, addirittura protendendo la lingua fino a toccare la velina, ormai appesantita, fradicia, e stillante seme; l’ho trattenuta per le gambe, evitando che si defilasse da quella dolce e perversa tortura. Sapevo benissimo che la sua sensibilità, oltre un certo limite, le procurava un piacere post-orgasmo quasi insopportabile, fastidioso; a volte godevo nel farglielo provare, anche perché avevo imparato che da quella intensa sensazione scaturiva poi una indicibile voglia di farsi riempire, di sentirsi tappare il buco e chetare quello stimolo sottile e tagliente, quasi quanto il filo di un bisturi che incide la carne. Non mi sbagliavo nemmeno in quella occasione: si è girata sul sedile, restando sulle ginocchia e mostrando lo splendido culetto che pareva quasi scodinzolare. Abbassandomi al livello delle sue pudenda, potevo godere della vista della sua prugnetta incastonata, disegnata in maniera perfetta fra le natiche strette, un faro pulsante che guidava arrapati naviganti attraverso le spume di bianco piacere che si allungavano come onde sulle spiagge da sogno del suo fondoschiena. Le ho afferrato le natiche, strizzandole e allargandole, mettendo in bella mostra quelle irresistibili attrazioni. Lei, appoggiata allo schienale della poltrona, arrivava giusto giusto a prendere in bocca il tizio dal vestito elegante. “Ti piace farti scopare in bocca mentre cazzi duri anelano a pucciarti la fichetta, eh?” La mia voce era divertita, mentre ammiccavo al tizio in jeans, facendogli cenno di prendere il mio posto a poppa della nave e di manovrare il timone, facendola godere ancora. In effetti Bimba restava indolentemente ferma, con le mani dell’uomo piantate saldamente sulla testa e la bocca aperta il giusto per farsi scivolare dentro e fuori il bastone duro, al ritmo del frenetico dondolare avanti e indietro del bacino glabro e sormontato da addominali scolpiti. L’ultimo movimento si è arrestato a fondo corsa, fin quando i coglioni non hanno toccato le labbra; dopo un attimo di attesa il tizio si è tirato indietro, lentamente, sospirando, ammirato alla vista del suo membro lucido di filoni di saliva. A quel punto mi ha gentilmente lasciato il posto, mentre continuavo a commentare la scena: “E certo che essere al centro di tutte queste attenzioni non può far altro che farti sentire più troia che mai!” Mi ha guardato per un attimo, poi mi ha leccato la cappella lucida di rugiada, proprio nel momento in cui riceveva la penetrazione da dietro. Ho passato il glande sul velo, raccogliendo più sperma possibile sulla punta, e gliel’ho dato da ciucciare. I miei complici continuavano ad accarezzarla con i bigoli in tiro, venendole ancora addosso, sulla schiena, sul culo, ansimando goduti nello svuotarsi i coglioni alla vista di quella femmina meravigliosa che sapeva godere come mai avevano visto prima nella loro vita. La Dea continuava a sorbire rugiada dalla mia cappella, menandomi ogni tanto ampi colpi di sega, come se quel gesto potesse far aprire un rubinetto magico da cui poter attingere il nettare di cui era ghiotta. Godeva per i colpi che riceveva nella vagina, e, sfilati i guanti di pizzo ormai bagnati anch’essi di umori, con una mano un po’ si stringeva una chiappa, tenendola larga, un po’ si spalmava lo sperma sulla pelle nuda, un po’ cercava quelle aste birichine che di tanto in tanto continuavano a schizzarla di caldi brividi. “Ti sta scopando bene, Bimba? Hai voglia di sborra, vero? Vero che hai proprio una gran sete…?” “Si! Voglio bere… Dammene in bocca, ti prego… Voglio gustarmela tutta mentre godo… Godoooo…” Gliel’ho tolto di bocca e mi sono segato, lasciando la cappella appoggiata sulle labbra. Sono arrivato a un passo dal piacere, e ho stretto saldamente il pene nel pugno, con la pelle del prepuzio completamente tirata indietro. L’ho sentito gonfiarsi, riempirsi, mentre il preavviso di orgasmo si ritirava, svanendo. La cappella si è fatta ancor più lucida e bagnata di liquido preseminale. Bimba l’ha lappata, ingoiandola. L’ho tirato di nuovo fuori, cercando di appoggiarglielo sulla lingua, o quantomeno sulle labbra, dati gli scossoni e i colpi che prendeva da dietro: ho vomitato due colate di sperma bianco e denso, le ho guardate avvolgerle la lingua, scivolarle in bocca, riempiendogliela; ho visto il mio sperma farsi bolle ialine attraverso le labbra strette, mentre lo soffiava fuori, giocandoci. L’ho visto ancora come una marea lattiginosa ondeggiare e sciabord are nella sua bocca, ormai tutto sotto la lingua, prima che la Dea deglutisse e si leccasse le labbra impiastricciate di bianco. Nonostante gli altri non avessero potuto beneficiare del primo piano di quel magnifico ingoio, ne avevano sicuramente immaginato lo svolgersi, assorbendone l’eccezionale carica erotica e facendo un transfer su loro stessi, con il risultato finale di sborrarle ancora su culo e schiena. Bimba si è piantata a fondo sul cazzo che la stava facendo godere, roteando in cerchio il fondoschiena e lasciandosi andare all’orgasmo “Ancoraaaaaa…. Voglio che sborriate ancora!” Il tizio dietro di lei ha ricominciato a martellarla, ad un passo ormai dall’agognato traguardo e, urlando, è uscito un attimo prima di venire, riversandole copiosi fiotti sulle schiena e fino sul collo; poi ha fatto il giro, lasciando il posto al compare, che aveva continuato a masturbarsi tranquillamente mentre Bimba mi beveva. Le ho tirato su la velina del cappellino, che ormai bagnata fradicia, è rimasta incollata alla sommità, e ho goduto dei suoi occhi che sembravano chiaramente dire, con un vago senso di colpa mischiato ad una scontata remissione del peccato, che in fondo non poteva proprio farci nulla se le piaceva così tanto godere e prendere cazzi… E ripulirli, una volta che avevano sborrato! E infatti non ha mancato, mentre ciucciava anche il mio, di lucidare per bene il glande che ancora pulsava per l’eiaculazione. Ci prendeva in bocca a turno, di qua e di là, mentre si faceva sfondare ancora la patatina, facendo gonfiare le guance e mugugnando di soddisfatta libidine. Se li avvicinava davanti alla bocca, fino a che le punte si toccavano e mulinava la lingua su entrambe le cappelle, li prendeva in bocca assieme, fin dove riusciva, poi alternava esclusive attenzioni ora all’uno e ora all’altro. Ha goduto ancora con il mio in bocca, nella speranza di poter bere la mia sborrata completa mentre l’orgasmo la innalzava e sprofondava, allo stesso tempo, in divini baratri di vertigine. L’ho fatta alzare e l’ho sorretta, accompagnandola sul letto. Sculettava, ondeggiando in maniera sexy sui tacchi, mentre il seme le colava dalla schiena sulle natiche, e mani la accarezzavano, voci infoiate la complimentavano, erezioni ancora in essere la seguivano in processione. L’ho fatta stendere supina, facendo cenno al gruppo di disporsi sui lati. L’ho scopata ancora, con gusto, forte e piano, ora solo di punta ora con affondi violenti, mentre lei si dedicava all’opera di lucidare e ripulire le cappelle delle due prime scelte. Le tette erano preda di mani avide e curiose, erano strizzate e vessate, così come i capezzoli, su cui i cazzi venivano a battere come se fossero stati chiodini da piantare. Ho chiesto che la bendassero. Nell’operazione il cappellino gocciolante è venuto via, lasciandole il capo libero e mostrando i capelli biondi acconciati in maniera elegante ed elaborata. Le ho tirato su le gambe, facendoglie le appoggiare sulle mie spalle e l’ho penetrata ancor più a fondo, fino a farla esplodere di nuovo. Ormai ero al limite anch’io: sono uscito in fretta, e standole sopra mi sono portato verso il suo viso, accucciandomi fino a che il mio cazzo non distava che qualche centimetro dalla sua bocca spalancata. Teneva in mano un cazzo per parte, in attesa della mia benedizione finale; ho scambiato uno sguardo con i due compari di avventura, che si sono sottratti alla sua presa, segandosi per il rush finale. Mentre dietro di me le voci rotte dagli orgasmi sottolineavano le ultime sborrate su tette, pancia, sul fiore che immaginavo essere ancora aperto dal desiderio di attenzioni, ho incominciato a menarmelo, dettando il ritmo per i miei dirimpettai d’avventura, fin quando abbiamo raggiunto all’unisono il punto di non ritorno. Ho muggito, mischiando la mia voce al coro generale, schizzando, con violenza prima e con lunghi tremiti poi, tutto lo sperma che avevo accumulato in quel lungo pomeriggio di piacere, unendo il mio carico agli altri due, imbrattando benda e capelli, disegnandole una calda e spessa maschera di sborra sul viso, che lei modellava e spalmava con le nostre cappelle, raccogliendo il liquido seminale e spingendolo verso la bocca; intingolava a turno i glandi ormai esausti, per poi leccarli, succhiarli, farseli sgocciolare sulla lingua, fin quando non si è seccato il poco che non aveva inghiottito, facendole tirare la pelle del viso. Solo allora, sorridendo, si è tolta la benda, continuando a succhiarmi, a lisciarsi la pelle, a spalmarsi su e giù la crema di bellezza preferita sul magnifico corpo nudo e consacrato da quell’ultimo gesto di totale adorazione. Mi sono steso al suo fianco, accarezzandola e sussurrandole quanto fosse stupenda e magnifica, coccolandola mentre gli ospiti raccoglievano i pezzi di vestiario, ricomponendosi per tornare alla vita di tutti i giorni, non prima di averci salutato. Alcuni addirittura hanno fatto il baciamano alla Dea, imprimendosi nella mente la visione divina di lei, che con occhi ancora sognanti, si rannicchiava sul mio petto, cercando i miei baci. Come sempre, una volta rimasti soli, abbiamo ancora fatto l’amore, sotto la doccia, prendendoci cura di noi, dolcemente e a lungo, il più a lungo possibile, per poi cambiare le lenzuola e abbandonarci l’uno fra le braccia dell’altro. Le ho fatto un lungo e godurioso massaggio, e un attimo prima che cedesse alle lusinghe delle mie mani che le scioglievano la stanchezza di dosso, mi ha detto poche parole, sussurrate piano, le più belle parole che avessi mai potuto sentire in quella giornata: “Ti amo, mio bimbo sciamano…” “Anch’io, mio dolcissimo amore.” Il respiro leggero e tranquillo si sarebbe trasformato nel sorriso più prezioso del mondo al suo risveglio. Valeva la pena aspettare tutto il tempo necessario.


