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La Dea fa la spesa

Scritto da deasciamano. Scritto in Etero

Alle 19:30 di giovedì sera il supermercato andava svuotandosi, restavano solo più pochi avventori in fila per pagare e alcuni che ancora bighellonavano per scaffali e promozioni. La voce dello speaker annunciò l’imminente chiusura, le casse avrebbero smaltito la coda esistente senza accogliere altri clienti. Bimba tirò un sospiro di sollievo, essendo l’ultima della fila, e incominciò a svuotare il contenuto del carrello sul nastro. Eros stava lavando la macchina, la piccola scatoletta blu, come amava chiamarla, e sarebbe venuto, non appena finito, per aiutarla a portare le borse. Finì di scaricare i prodotti e

attaccò a riempire il primo sacchetto. Sorrise quando la cassiera passò alcuni indumenti di biancheria intima che aveva acquistato per giocare con il suo uomo: autoreggenti, culotte, guepiere e corpetto color fucsia, per dare un po’ di colore alle fantasie erotiche. Non aveva ancora finito di sistemare tutto, che vide apparire il totale sul display del registratore di cassa. Infilata la mano nella borsetta in cerca del portafoglio, fu presa da un attacco di panico: aveva cambiato la pochette il mattino, dimenticando il portafoglio nell’altra borsa. La cassiera la guardò con aperto astio, quando si sentì dire che aveva dimenticato i soldi, e che il suo compagno sarebbe giunto di lì a poco. Aveva finito il turno, l’esercizio stava chiudendo, lei doveva ancora contare l’incasso della giornata, e aveva fretta di terminare la transazione economica, in un modo o nell’altro, venendo pagata o annullando lo scontrino. Bimba chiamò Eros al cellulare, ma non rispose; non sapeva proprio cosa fare. Due uomini sulla cinquantina, di bell’aspetto, avevano osservato tutta la scena, e intervennero in suo aiuto. “Prego, signora, ha bisogno? La paghiamo noi la spesa, non c’è nessun problema.” Uno dei due porse con un sorriso alla cassiera acida una carta di credito. “Oddio, che figura. Ho dimenticato i soldi, ma il mio compagno sta per arrivare, vi risarciremo subito la cifra.” “E’ un piacere aiutare una donna affascinante come lei.” Sorridevano, sbirciando la biancheria intima che faceva capolino da uno dei sacchetti colmi. “E’ molto fortunato il suo uomo”, proseguì l’altro, “nel poter godere di una tale compagnia.” I sorrisi si tingevano sempre più di una cortese malizia, che mise in guardia la Dea da quel disinteressato spirito caritatevole. “Grazie, siete molto gentili. Possiamo offrirvi qualcosa per la cortesia? Un caffé, un aperitivo?” “Non so se il suo compagno sarebbe d’accordo, io sarei geloso. Ma non basterebbero cento cene a lume di candela per godere di tutta la sua bellezza.” Ci fu un attimo di imbarazzo: Eros stava arrivando alla cassa e, scorti i due adulatori che sorridenti pigolavano complimenti alla sua Bimba, aumentò il passo, facendosi istintivamente scuro e minaccioso in volto. Bimba gli andò incontro, riuscendo ad intercettarlo e a parlargli, in modo che i due non potessero sentire; gli raccontò l’accaduto e cosa pensava che i tizi potessero volere: ovvio! Eros si calmò e sorrise, quando capì che il suo amore aveva intenzione di giocare. E sapeva già come. “Il parcheggio è pieno?” “No, ci sono solo più poche macchine.” ”E un angolino tranquillo lo troviamo?” “Si, c’è il rimorchio di un camion vicino al muro di cinta, dall’altra parte dell’ingresso, e ci sta giusto una macchina. Il parcheggio resta aperto, non è custodito, direi che si può star tranquilli. Dipende anche da che cosa si ha intenzione di fare...” “Divertirmi!” Lo disse prima il lampo negli occhi d’ambra, poi arrivò il verbo. Bimba ammaliò i due volponi, dicendo con voce allegra dove avrebbero dovuto portare il carrello della spesa per venir rimborsati del conto, e gratificati per la cortese gentilezza. Afferrò lo Sciamano per mano, e si avviò verso l’uscita, senza voltarsi. Il carrello sferragliò avvicinandosi all’ angolo di muro protetto dal rimorchio. Eros accolse i due, aprì il bagagliaio, ci cacciò dentro una borsa a caso, e fece strada verso il muso della macchina, che chiudeva un appartato spazio, fatto di mura scrostate e di lamiera arrugginita; lasciò il bagagliaio spalancato, con le restanti borse da caricare, in modo da far sembrare la situazione normale. Bimba salutò i gentili signori e li fece mettere spalle al muro; stava appoggiata sul cofano della macchina, avvolta nel suo cappottino. Lo Sciamano accese gli abbaglianti, e la Dea si aprì agli sguardi abbacinati dei due. La sera era fresca e già scura, e l’effetto dei fari sparati sui muri, creava una ammagliante penombra intorno a Bimba, che si esibiva avvolta nella lingerie appena acquistata. Eros capì dall’atteggiamento dei voyeurs improvvisati, che non erano propriamente a loro agio. Sicuramente delusi dalle dimensioni della scatolette blu, che palesemente non poteva offrire luogo appartato e sicuro per ricevere una golosa ricompensa, non si aspettavano quello spettacolino outdoor: stavano zitti, tentennavano in avanti, cercando di scorgere meglio le forme che si muovevano sensualmente davanti a loro. Bimba ne approfittò, avanzando di poco, tanto quanto bastava perché la luce riflessa sul muro, facesse chiarezza sulla figura di donna; il fucsia spiccò finalmente con onore sulla pelle di luna, mentre i capezzoli saltavano fuori dal reggiseno. “Mi avete guardato per bene quando ero in cassa, eh?”, attaccò con voce morbida e gli indici che titillavano i chiodini già duri, con le mani a coppa che reggevano il seno, “Vi immaginavate queste tette?” Non ebbero il tempo di approfittare di quel ben di dio, e protesero timidamente le mani quando era troppo tardi, e la loro preda era già seduta sul cofano, con una gamba tirata su. Li guardava, divertita da come si stavano mettendo le cose. “E questa fichetta qui?” Si battè due volte la mano aperta sulle mutandine; la stoffa attutì il rumore, ma si trattò di un pam-pam che colpì nel segno. Anche perché subito dopo si aprì il fiore con un movimento fluido che spostò lo slip e divaricò leggermente le grandi labbra. Un gemito soffocato, e occhiate ansiose lanciate oltre la macchina, nel parcheggio vuoto e silenzioso, fu l’unica reazione dei fortunati spettatori. Poi, rassicurati, si lucidarono gli occhi. O meglio, avrebbero voluto, perché non si vedeva un granché. “Se vi inginocchiate magari la vedete meglio, no? A quattro zampe, dai, da bravi.” La voce era ammaliante, e un dito si posò sul clitoride. Immediatamente seguirono il consiglio, mettendosi un poco ai lati, per lasciar fluire la luce al centro. Guardò negli occhi il più vicino, e schiuse completamente i petali. “Lo sai che è golosa di attenzioni? Di attenzioni dolci,” preparando l’indice ad infilarsi, “e tante premure. Guardala, mangiamela con gli occhi.” Il dito sprofondò, accompagnato dal medio. Uscirono lucidi e profumati, si agitarono malandrini sotto a nasi sorpresi, a occhi stupefatti, e tornarono nel piacere fatto carne. Eros sogghignava, a bordo cofano. Intervenne poco dopo, quando Bimba si alzò e si appoggiò con le mani sul cofano, lasciando che il cappotto corto salisse oltre il fondoschiena, e lasciasse alla mercè di quei due, il meraviglioso culetto. “E questo lo vedete bene? Che cosa ci fareste qui sopra, eh? Maiali!” L’entrata in scena dello Sciamano distolse l’eccitazione, facendoli sobbalzare in piedi e allontanarsi. Ritornarono come un’ onda, quando le mani di lui palparono le chiappe, stringendole, e scostarono il tessuto, lasciando vedere la meravigliosa forma di prugnetta da cogliere, incastonata in una valle di lussuria. Bimba allargo le gambe. “Vi piace la mia fichetta?” Eros la penetrò dolcemente con due dita, e prese a farle ruotare, allargandole contemporaneamente. “Vero che sono bagnata? Che sono già bagnata come una troietta? Diglielo, bimbo, che sono fradicia.” “Oh, si! Sei un lago di piacere, sai?” La fece voltare, stringendola a sé. La bacio, palpandole le tette, il culo. Poi lasciò che continuasse il gioco. Il suo eccitato e stranito pubblico sembrò attaccarsi quasi al muro, quando Bimba gli si rivolse “E sapete perché mi bagno così?”, avanzò ancora, stuzzicandosi in mezzo alle gambe, “Perché mi eccita pensare ai vostri cazzi duri che si menano per me.” Li guardò negli occhi, stuzzicandoli. “Vero che vi menate per me, per la mia voglia di cazzo?” Non erano ancora riusciti a spiccicar parola, e non riuscirono nemmeno in quella occasione; portarono le mani alle patte, ipnotizzati da quello a cui stavano assistendo. E continuavano, di tanto in tanto, ad occhieggiare oltre la sicurezza offerta da quell’improvvisato palcoscenico hard. Tirarono giù la zip, sbottonarono jeans, frugarono sotto lo sguardo di palese attesa della Dea, e tirarono fuori membri barzotti. Bimba finse il giusto disappunto misto ad una pericolosa malizia nel tono della voce con cui salutò l’uscita dei nuovi attori. “Ma guardali. Si annoiano? Dobbiamo farli divertire allora.” Li strinse alla base, scrollandoli con decisione. Poi, ridendo, tornò davanti al cofano. Quella sola scossa fu sufficiente perché i pugni avvolgessero una feroce erezione sul nascere. Bimba si piazzò a gambe aperte, accolse con una carezza lo Sciamano, che le si accucciò davanti, e con leccate e carezze che risalivano lungo le gambe, le lappò il fiore, senza più staccarsene. “Vi piace vedermi godere?” Si torturava le tette, i capezzoli. “Vi piacerebbe essere al suo posto e farmi godere? Farmi godere come una vacca?” Accarezzava la testa di Eros, schiacciandosela contro il pube, incitandolo in quella danza magica che la lingua dipingeva, forsennata e cheta, sulle porte di giada. “Sto colando piacere, sapete?” I membri si menarono più velocemente, spinti dalla voglia di immedesimazione. Eros mugugnava godutamene, aiutandosi con le mani, per tener aperte le labbra e bere dalla fonte di eterna giovinezza. “Adesso gli pisciò in bocca tutto il mio miele, tutto il mio orgasmo….” Non riuscì a finire la frase, rapita dalla realtà dei guizzi sul clitoride, che esplose in mille colori, suoni, forme, spingendola in alto, sempre più in alto. Colò letteralmente in sé stessa, specchio del suo stato fisico di libidine pura, e allontanò fremendo, il volto di Eros, che capì e le baciò dolcemente le gambe. Si ricompose immediatamente, riprendendo il controllo della situazione. Adesso i bigoli erano belli duri, ed era passata la paura di essere scoperti. Due uomini che si menavano infoiati e speranzosi di godere del piacere del suo corpo, un amante affamato che sapeva non soddisfatto dal fugace antipasto, erano elementi interessanti da mettere insie me. Fece alzare il compagno e lo fece sedere sul cofano; gli sbottonò la patta e vide venir fuori il bastone quasi vibrando, per quanto era costretto nei pantaloni. Era lucido. Aveva voglia. Scostò le mutandine, e si infilò, godendosi la meravigliosa sensazione di avvolgersi su quel palo che sapeva riempirla tutta, fino in fondo. Gemette piano, e chiamò a sé gli smanettoni. “Dai, tenetemi le gambe ben aperte. Ho voglia di godere ancora.” Si sdraiò sull’addome del compagno, costringendolo a distendersi sul cofano, e alzò le gambe, subito sorrette dagli amici di spesa. Era abbastanza comoda da riuscire a toccarsi, beandosi degli sguardi bavosi che provocava, mentre i due porci continuavano a masturbarsi. Lo Sciamano la penetrava lentamente e a fondo, giocando con le tette. Bimba incominciava a godere davvero forte. “E’ golosa o no? Ve lo scopereste questo buchetto, vero?” Eros le sollevò leggermente il culetto, riuscendo a muoversi più liberamente, e a far del suo scorrerle dentro una furiosa cavalcata, fatta di corse, di galoppate, impennate, salto ad ostacoli; la fece venire facendo l’effetto vibratore, spingendo forte e vibrando con il bacino. Le scappò un urlo, ma nessuno pensò ad allarmarsi. Si contorse, ancora impalata e abbracciata stretta da Eros, che ben conosceva la sua stratosferica fase orgasmica. Glielo spingeva dentro ad intervalli irregolari, strappandole mugolii e gridolini. La lasciò scendere, in mezzo alle due cappelle gonfie, che la desideravano più di ogni altra cosa. Si piegò su Eros e gli prese in bocca il pezzo, scivolandoci su con la bocca, fino a prenderlo per un momento in gola. Sentiva sul viso lo spostamento d’aria provocato dalla sega, tanto i due le stavano vicino. Continuò a spompinare il suo uomo, sentendosi gli occhi puntati addosso, liquidi dalla voglia di venire. Lo succhiò con calma, deliziandos ene, dando uno spettacolo degno di una Dea che conosce l’arte della fellatio e del far godere a lungo prima dell’orgasmo. Lo sentiva pulsare in bocca più rapidamente, e rallentava il ritmo, passava a leccare con cura i coglioni, poi ritornava sulla cappella. Sentiva i gemiti salire di tono, e lo massaggiava leggermente, dando bacini leggeri sul filetto, lungo tutta l’asta. Si voltò, degnando di attenzione i due ospiti. Erano gonfi, quasi maturi. “Ve lo meritate un pompino così?”. Era ancora accucciata, con le cappelle all’altezza del volto. I cazzi dritti, sull’attenti stretti nei pugni, pronti ai suoi ordini. “Siete pieni per me, eh?” Massaggio i coglioni, facendo il gesto di soppesarli. Quelli ripresero a scodinzolare, su e giù, impazziti da quel semplice tocco. Li afferrò entrambi, e tenendoli saldamente, sfregò il filetto di uno sulla cappella dell’altro. Sputò sulla cappella e continuò, cogliendoli alla sprovvista. Il gioco del filetto pagò: due i ntensi fiotti schizzarono sul maglioncino dell’amico, e i fiotti successivi gli imbiancarono pube, asta e cappella, mentre Bimba prendeva la mira e menava. Rideva, soddisfatta di averlo fatto venire, e ancor di più per averlo fatto sborrare addosso all’altro. “Sei già venuto… Hai goduto, maiale?” apostrofò il primo, poi passò a quello più resistente, “Tu non venire mai, menati per me e non venire mai.” Si concentrò nuovamente su Eros, gli offrì bocca, lingua, saliva in cambio del suo sperma, tutto il suo sperma. Lo fece impazzire, lo affogò oltre la soglia del delirio, poi lo liberò, accompagnando con la mano i movimenti della bocca. Si staccò giusto in tempo per vedere la gocciolina bianca spuntare sul purpureo glande, richiudere la bocca intorno alla cappella, e sentirsi schizzare in bocca, una, due, tre volte, e poi pulsazioni che regalavano fuoco liquido in densi fiotti. Gli lasciò la cappella pulita e asciutta. Socchiuse le labbra, con gli occhi di demonio negli occhi di diavolo dello Sciamano. Due colate all’angolo della bocca comparvero non appena gli sorrise, e divennero ancor più copiose quando mulinò la lingua fuori. Offrì lo spettacolo di sperma che le colava sul volto, in mezzo alle tette, si gustò deglutendo il resto del seme, si spalmò il viso, leccandosi le dita. “Mi piace bere il mio uomo, sai?” Rise, soddisfatta di sé, pronta a finire come aveva iniziato, quel suo momento di sfrenato esibizionismo. Si sfilò lo slip bagnato, e lo avvolse sul bigolo duro da impazzire. Lo menò con passione, ma bastarono due colpi affinché la biancheria intima venisse inondata di calda sborra. Diede ancora due colpi, poi lo lasciò finire da solo, con il fiato rotto per l’urlo trattenuto. “Le mutandine ve le regalo.” Si portò un dito alle labbra e scoccò un bacino. Si infilò in macchina, mentre Eros buttò le borse della spesa nel bagagliaio e si mise alla guida. Salutarono ridendo attraverso il parabrezza, e partirono velocemente dopo una breve manovra. Si strinsero la mano. “Bimba, non ti rivesti?” “Guarda che con te non ho ancora finito, sai? Lo so che sei ancora eccitato, sei ancora da sfiancare. Proprio!” “Ahahahahah! Così mi metti paura, io sono timido… Come quei due! Ahahahahah!” Scomparvero nella sera, nella città, affogando in un felice anonimato fatto di traffico, macchine, strade quotidiane. Anche se era solo all’inizio, Bimba si rivestì. Faceva freddo e voleva arrivare a casa per godere di un piumone caldo e di Eros nudo sotto, di fianco a lei. Il viaggio fu dolcissimo e vivo di quell’attesa spasmodica di donarsi che solo due innamorati provano, prima di diventare per momenti infiniti una sola cosa. Eros chiuse il bagagliaio con un botto che rimbombò nel garage, e si caricò delle borse. “Ma… Bimba, la spesa, alla fine, gliela abbiamo pagata?” “No! Quel supermercato è conveniente. Dobbiamo tornarci! Ahahahahah!!!” Eros salì le scale, spingendo con il corpo la sua amata Dea, facendosi sotto per sentire il suo corpo, la sua pelle. Un paio di minuti dopo la porta di casa si richiuse alle loro spalle. E il rumore che fece il piumone nel sollevarsi e riabbassarsi, fu quello di due risate gioiose, e di sussurri dolci di amanti.

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