Gioco
Siamo una coppia clandestina. Abbiamo scoperto, l'una nell'altro, antiche pulsioni, voglie un tempo sopite e ora deste. E la fame. La fame di vivere esperienze che ci fanno tremare i polsi al solo pensiero. Siamo maudits. E’ l’amore che ci unisce. E’ il Desiderio che ci muove, quella sensazione magica che nasce prima ancora che tutto abbia inizio. E’ sapere che succederà. Ancora. Sempre. Insieme.
DEA I
E’ la voglia di tirarli tutti matti. E’ il potere che questa sensazione mi dà. E’ essere al centro dell’universo, la consapevolezza di esserne IL centro. Sapere che ogni mio sguardo, ogni gesto, ogni movimento focalizzeranno l’attenzione. E’ notare le differenze negli sguardi che mi rivolgono. C’è chi ha ancora molto da imparare: mi guarda e sembra già avermi consumato. Sono uomini compulsivi, cercano occasioni, incontri, senza riuscire a riempirsene mai. Non hanno trovato ancora la loro strada, devono raffinare, tagliare la gemma della pulsione, renderla un diamante unico e prezioso. Ce ne sono altri che sembrano aver già visto tutto nella loro esistenza. Mi guardano con sufficienza, giusto come l’altra prima della prossima. Lo faranno per dimostrare che loro ci sanno fare, che sono uomini veri, maschi infallibili. Ci sono quelli curiosi, che domandano con lo sguardo che cosa mai capiterà. Da loro ci si può attendere piacevoli sorprese. E ci sono colore che sanno aspettare, che godono, come me, dell’attesa, che si gustano ogni momento. Sanno accarezzarmi con gli sguardi, spogliarmi gentilmente, per tornare indietro con la fantasia e assaporare ancora la magia sospesa nell’aria. Saranno loro i veri protagonisti del Piacere.
SCIAMANO I
Lei mi spinge oltre. In lei hanno trovato casa tutti i pensieri che da sempre mi hanno agitato. Amore ha messo radici nei nostri cuori, e sta facendo sbocciare il fiore del Gioco, del Gioco d’Amore. Non esiste nulla di più bello: lei è la mia Dea, ed io sono il suo Sciamano. E’ la pazzia di soddisfarla che mi spinge, di farla splendere e godere, meravigliosamente bella come solo lei sa essere. E’ la sensazione di potere che provo nell’inventarmi situazioni piccanti, momenti di pura trasgressione per lei. Per noi. E’ il desiderio di farla godere sotto il mio controllo, sotto la mia protezione, di farla godere tanto. E’ la continua ricerca di tutte le attenzioni che si devono ad una creatura divina, che si riservano per grazia e fascino senza eguali, le sole che possano soddisfare una bimba golosa come lei.
DEA II
Il pensiero di farmi scopare il cervello dal mio uomo, di farmi penetrare dalla sua perversione, dall’ossessione, dall’amore che nutre per me, mi fa impazzire. Farmi scopare. Da tutti loro. Da lui solo. Sono quei momenti in cui l’unica cosa che posso fare è godere delle sue attenzioni, del piacere nel farmi sentire donna e Dea, troia e vergine allo stesso tempo, seguire il gioco, il sottile pensiero, quel profumo che aleggia sempre in tutte le occasioni che ha saputo regalarmi. SCIAMANO II
Non importa come sia successo. Il primo passo è stato farle trovare la sorpresa, un single discreto, intelligente più che dotato. Le ho confessato subito la presenza di uno sconosciuto. Lei sapeva, ma non poteva vederlo, mentre scaldavo la sua fantasia, spogliandola. Ho sentito tutta la sua eccitazione vibrare nell’aria, bagnarle le mutandine, mentre ancora in piedi, ci baciavamo, annusandoci, palpandoci. Mi sembrava di fluttuare in un fluido magico: stavo per rivelare la Dea al mondo, perché la facesse splendere e si abbeverasse della sua luce. Eravamo seduti sul bordo del letto. Davanti a noi, nel buio della stanza, c’era una poltrona vuota. L’uomo è entrato e si è seduto in prima fila, mentre le accarezzavo le gambe accavallate, le baciavo le tette, avvitando i capezzoli duri; l’ aspetto, i lineamenti dello sconosciuto erano celati dalle ombre. Era l’uomo del mistero, e ci avrebbe osservato, eccitandosi, eccitandoci. E’ stato come mangiare la pazzia quando lui, stando comodamente seduto, ha tirato fuori dalla patta un cazzo grande e duro, con coglioni gonfi e sodi. Ho bevuto dal calice della follia nel sentire la Dea eccitarsi a quella vista, fremere e diventare un lago in mezzo alle gambe. E’ stato come morire e rinascere, quando mi sono sentito dire – Ti amo! -, per quell’amore incondizionato che sapeva farla vivere, felice. In quel preciso istante ho capito che era incominciato il nostro Gioco.
DEA III
Lo Sciamano sa che cosa mi piace. Sa mettermi su un trono e farmi adorare. E quella volta sapeva perfettamente che sarei rimasta affascinata da un salottino stile bohemien, con luci soffuse, comodi divani, eleganti mobili e tavolini, cristalli e stoffe raffinate, che sarei rimasta lusingata nell’esser ospite gradita di un circolo esclusivo di libertini, che sapevano mescolare eleganza e poesia all’atto d’amore. Lui era elegante, profumato, stava al mio fianco, riempiendomi di attenzioni e cortesie; mi stava regalando la magia di quel incredibile microcosmo, scelto apposta per soddisfare golose voglie. Non sarei stata l’unica donna presente, ne ero certa, ma l’unica Dea si. Sarebbero comparse scialbe inette da dare in pasto ai più. Lo Sciamano sapeva quanto mi piacesse guardare cazzi che vengono soddisfatti, fiche che si slabbrano nel concedersi. Improvvisamente la pace del posto è stata profanata dalla comparsa di due ragazze vestite in maniera sciatta, e dal trambusto, dai commenti, scandalizzati per gioco, dei presenti: non era certo quello il modo di presentarsi in quel posto, non conciate in quella maniera, si sarebbe dovuto insegnare l’educazione a queste signorine. Io ero completamente d’accordo, l’educazione è una cosa importante. Si sono fatti sotto, ognuno dicendo la sua, ciascuno lanciando il proprio apprezzamento. Io mi godevo la scena, jeans e magliette che volavano via per la stanza, mani che palpavano, assaggiavano, sculacciavano chiappe, dita che strappavano reggiseni e slip, che tastavano buchi, strizzavano capezzoli. E dopo lo strip-tease forzato, cappelle sode sono sbucate dal sottobosco di patte gonfie. Non tutti erano interessati allo spettacolino, però; mi è bastato sbottonare la camicetta, scavallare le gambe in maniera lenta e sensuale per catturare gli sguardi più interessati. Il cuore ha preso a battermi più forte, ma mi sentivo rassicurata dalle carezze del mio uomo, che mi spronavano con dolcezza a continuare: avevo appena scelto i miei adepti, che ad uno ad uno sono venuti a sedersi nelle poltrone più vicine a noi. Avevano scelto me, la loro Dea, disinteressandosi della gang-bang in procinto di prendere vita.
SCIAMANO III
L’uomo sulla poltrona si menava il bigolo, senza fretta. -Hai visto com’è già eccitato solo a vedere le tue tette superbe? Dai, togliti le mutandine, bimba. – Era già eccitata. E le mutandine erano fradice di umori; le ho portate alla bocca, inspirandone a fondo l’afrore irresistibile, poi le ho tirate all’ospite. Le ha annusate a lungo anche lui. Lei ha riso, sinceramente stupita e divertita dalla istintiva complicità di quel gesto –Mha….Maooooo! Ahahahah!- Mi ha fatto tremare i polsi sentire l’argento vivo di quella risata. L’ho fatta alzare, le ho sollevato la gonna facendola appoggiare sul letto, lasciando scoperto il culetto, che, nel centro, brillava di miele divino. Ho continuato in quella danza, l’ho fatta sedere, allargandole le gambe, schiudendole con le dita i petali che andavano gonfiandosi; ho solo poggiato l’indice sul buchino dischiuso della vulva, e ho tirato su un filone lucido, che ho subito succhiato avidamente. Le ho sussurrato dolce in un orecchio il primo segreto. –Voglio che tu gli faccia vedere quanto sei brava a succhiare il cazzo. Voglio che tu lo faccia impazzire, nell’attesa di sapere se sarà solo spettatore o potrà godere anche lui della tua bocca.- L’ospite ha preso a menarsi con le mutandine avvolte intorno al pene, sulla cappella, quando la fellatio ha avuto inizio. Le sue labbra si sono tuffate sulla mia asta, lingua e piercing scorrevano sul filetto come scosse elettriche, una mano stringeva dolcemente lo scroto, spingendolo in alto, al ritmo dell’altra, che scorreva avanti e indietro sul sesso. I suoi occhi non mi lasciavano, spompinandomi direttamente il cervello. Le mutandine, atterrando d’improvviso sul letto, mi hanno strappato per un attimo dal nirvana. Odoravano ancora di fica, e anche di sperma. Le ho fatte annusare alla Dea, erano lucide di rugiada. -Ti sta chiamando, amore. Odora di buono? Di sesso?- Mi ha risposto con un lampo negli occhi, facendomi capire tutto. -Allora vai a gustarlo. Io ti aspetto, voglio sentire l’odore del suo cazzo su di te, per capire quanto sei troia.- Ha gattonato sculettando fino alla poltrona. Io stavo urlando in silenzio, dentro di me, sempre più forte. Lo ha scappellato completamente, con dolcezza, e ha preso a menarlo solo con le mani, poi in sincrono con la bocca, che inghiottiva ritmicamente il glande lucido, fino a fermarsi a mezz’asta, per poi risalire e lasciare l’uccello libero per un istante, legato ancora alle labbra da filoni di rugiada, spazzati via ancora dalle mani sulla cappella, quasi a volerla lucidare, per riassaporarla di nuovo. Lui sospirava beato, accompagnando i movimenti con una mano sulla testa. Ha mugolato quando la Dea ha rallentato il ritmo, scivolando di traverso con la bocca lungo l’asta, accarezzando con lieve massaggio i coglioni. Si è soffermata ancora per qualche lunghissimo istante sul cazzo in tiro, poi è tornata da me, con le guance bagnate e lucide di liquido preseminale e un’aria divertita e di sfida. –Sono stata abbastanza troia?- -Da morirci, mia divina. Ma non abbastanza, non ancora.- L’ho fatta sdraiare sul letto e le ho dato il mio di bigolo da coccolare. -Ti piace il cazzo, bimba?- -Mi fa impazzire!- -Allora fammi vedere quanto, mentre lui ti lecca, ti scava quella fichetta meravigliosa che hai!- L’innominato è venuto a bordo letto, inginocchiandosi comodamente con il volto sprofondato fra le cosce.
DEA IV
Ero al centro delle attenzioni di quattro uomini. Mi sono messa comoda, di traverso sul divano, con le tette di fuori e la gonna alzata, e mi scostavo le mutandine, attraendo gli sguardi dei miei incantati ammiratori. Lo Sciamano me le ha sfilate e ha incominciato a masturbarmi, a torturarmi per quegli osservatori golosi. Si è alzato, lasciandomi sola a suonare musica divina sul clitoride; è tornato dopo qualche istante, tirando per mano una sciattona, della quale mi ero persa l’ingresso nel salotto bene. L’ha fatta inginocchiare sul divano, di fianco a me, e le ha schiaffeggiato il culo, dato che la stronzetta era già nuda. -Sei proprio un porco! – Mi eccitava da morire vederlo giocare con altre, anche se la sensazione spesso sfociava in una folle gelosia, da torcermi stomaco e budella. Le ha allargato le chiappe e le ha infilato tre dita nella fica, torcendole dentro, sfilandole e infilandole di continuo. Magari adesso avrebbe tirato fuori il cazzo duro, magari lo avrei indirizzato io stessa in quel buco, perché slabbrasse quella cagnetta come meritava, perché le regalasse qualche colpo ben dato, prima che io decidessi di riprendermi ciò che era mio. Continuavo a toccarmi, guardando le sue dita umide di umori vaginali e odiando profondamente i sospiri che accompagnavano la penetrazione; sentivo l’odore di cazzi da spremere più vicino. I miei quattro ammiratori si erano alzati in piedi, e uno di loro aveva scelto di trastullarsi con la puttanella, che, sedutasi, si strusciava le tette sulla cappella dello Sciamano. Cercando di tirarmi su dal divano ho allungato una mano, trovando un bigolo duro, che non aspettava altro che farsi menare un po’. L’ho massaggiato senza smettere di guardare la biondina che si faceva scopare dal mio ex adepto, e lo Sciamano che, di fianco a lei, le batteva la cappella sulle guance, evitando che lei riuscisse a prenderglielo in bocca. Con la coda dell’occhio ho visto il secondo bastone che mi si avvicinava, e l’ho afferrato al volo, menandolo allo stesso ritmo del primo. Ho incrociato il suo sguardo, i nostri occhi si sono agganciati, e ondate di passione mi hanno scosso tutto il corpo, il tempo mi è sembrato fermarsi per un istante: la biondina è finalmente riuscita a intercettare il suo pene, facendosi scopare in bocca al ritmo dei colpi che stava ricevendo nella fica, mugolando di piacere. Io mi sono voltata, e ho preso in bocca il terzo membro, gustandomi la cappella gonfia, lasciando che le mani dello sconosciuto dettassero il ritmo della fellatio, senza smettere di segare i primi due ospiti. Gli ho reso il favore, trafiggendolo con lo sguardo, e scivolando con la bocca fino ai coglioni, per poi tornare indietro e lasciare il glande lucido della mia saliva. E’ un gioco che mi manda letteralmente fuori di testa, che mi spinge ad essere troia come non mai, tanto quanto lui fa il porco. Sapevo che soffriva e godeva allo stesso tempo, come me, nel vedermi succhiare quel cazzo grosso e lungo (un bel calibro davvero!), giocare e atteggiarmi in mezzo a verghe dritte e dure, godere delle attenzioni di uomini desiderosi di scoparmi a morte. Oltre al mio Sciamano avevo a disposizione altri tre bei giocattoli: ho sorriso, soddisfatta, e ho preso in bocca quello che stringevo nella mano destra.
SCIAMANO IV
Le ho messo un cuscino sotto il capo, perché stesse più comoda; le tenevo una gamba sollevata, in modo che potesse aprirsi alle attenzioni dell’ospite, mentre le indirizzavo il pene in bocca. Aveva proprio una gran voglia di succhiare cazzo, e ci mugolava su con forza, mentre godeva. -Leccala piano, dolce. Gustatela questa fica regina. Voglio che non venga mai, la voglio torturare un po’, la mia bimba.- Non ho ottenuto risposta, ma la Dea ha emesso un gemito più profondo sulla mia cappella. Sapevo che si sarebbe eccitata oltre ogni limite se avessi continuato a parlare. -Questa notte sei nostra, sei la nostra troia da sbattere e da far godere, di cui godere…a fondo.- Un mugolio di assenso. -Perché sei golosa, vero? E vuoi che ti scopiamo tutta, sempre duri, per il tuo piacere.- Mi ha fissato negli occhi, piena di libidine. Il tizio infilava dentro le dita, ruotandole, dentro e fuori, una vite senza fine, mentre non lasciava tregua al clitoride; poi, intuendo che avrebbe scatenato l’orgasmo, ha ripreso a lapparla lento, a scavarla nella fica con la sola lingua, spingendosi sul perineo, raggiungendo il buchino del culo, per poi risalire ancora. Non credevo quasi ai miei occhi nel vederla così bella, così donna, le sue forme sensuali che trovavano senso nel piacere che dava e riceveva. I nostri occhi che si cercavano, liquidi, complici e dannati. -Voglio che mi scopiate come una vera troia!- Solo al pensiero ho avvertito un crampo ai testicoli. –Se dici così mi fai venire subito, lo sai?- -Allora vieni lento…Ho voglia di giocare.- Ho preso in mano il pene, togliendolo alle sue dolcissime attenzioni. Ho tirato un respiro profondo, menandomelo lentamente e a fondo, concentrandomi sul punto di non ritorno che dovevo allontanare. La guardavo accarezzare la testa dell’innominato, schiacciargliela sul fiore, ansimando, osservandomi con la code dell’occhio. Ho sentito l’eiaculazione montarmi dentro: ho impugnato il membro saldamente, alla base dei coglioni, sporgendomi leggermente in avanti, verso il viso. Sulla punta lucida ha fatto capolino una gocciolina bianca; e rimasta in bilico per un momento, poi si è ingrossata, si è gonfiata di un bianco puro, pieno, e lentamente si è trasformata in filone, colando pigra, quasi aggrappandosi al glande, verso la lingua protesa. -Mio!- Ancora a mezz’aria la punta della lingua l’ha raccolta, facendole da scivolo. Il secondo filone, ancora più copioso, gliel’ha interamente ricoperta. Chiudendo la bocca ha lasciato che lo sperma le imbiancasse le labbra, che colasse in parte sul mento. Ma l’ho raccolto con la cappella, servendoglielo ancora caldo. Il tizio le teneva aperta la micetta con tutte e due le mani, infilando i pollici nel buco caldo e bagnato, leccando su tutta la superficie, dal basso verso l’alto, con metodo e devozione, soffermandosi ogni tanto a titillare freneticamente il clitoride. Lei si spalmava il viso con il mio pene, ingoiandone la cappella e lasciandola lucida di saliva e sperma. Ha goduto così, inarcandosi in un urlo silenzioso, stringendomi forte il cazzo, contraendo ogni muscolo, squassata dall’orgasmo. Improvvisamente mi ha lacerato lo stomaco la lama della gelosia, nel vederla godere così delle attenzioni di un altro uomo, che tronfio e felice mi ha sorriso, sgranando gli occhi per lo stupore di quell’orgasmo desmodromico. Si è fatto da parte, e togliendosi pantaloni e mutande, ha preso a menarselo, rifacendosi sotto. Ho ingoiato amaro, ma è stato solo un attimo, perché a vederla così soddisfatta, e con così tanta voglia ancora di godere, mi ha fatto balzare il cuore in gola e impennare ancor di più il mio bastone. Le ho allargato le gambe, puntando solo la cappella sull’ingresso. Mi sembrava quasi facesse le fusa, tanto aveva voglia di accogliermi, tanto la faceva felice il cazzo grosso e duro da spompinare ancora, da riassaggiare dopo il precedente aperitivo. -Scopami! Adesso!- Ho incominciato a pomparla duro e fino in fondo, dettando con i miei colpi il ritmo della fellatio. Lui le accarezzava il volto e glielo teneva dritto e fermo, in modo che potesse prenderlo tutto in bocca in concomitanza con il mio batterle dentro. -Vero che sborri un pochino anche tu, eh? Che mi fai assaggiare il tuo sperma?- Ha avuto solo un attimo per pronunciare quelle parole, perché ho ricominciato ancora più forte di prima, eccitato da quella sua golosa richiesta. E ho incominciato a danzare, roteando il bacino, scavandola a fondo, quando ho visto rivoli di sperma colarle dagli angoli della bocca. L’amico si è dovuto sottrarre alla bocca avida per evitare di venire completamente, l’ho capito, e ha incominciato a batterle le cappella su labbra, lingua, guance, imbrattandola ulteriormente di bianco e lucido seme. Ho spinto ancora sull’acceleratore, l’ho fatta mia come non mai, con selvaggia passione, fino a farla esplodere in urla e contorcimenti di piacere. Mi sentivo meglio ora che aveva goduto di me. E avevo voglia di continuare a giocare; anche l’amico era venuto lento, e sapevo che lei aveva apprezzato il fatto di godere, gustando sperma caldo tutte e due le volte. -Hai goduto bene, amore mio?- -Mhhhhhhh...che sballo, bimbo!- -Bene. Perché qui siamo ancora duri da morirci, e ancora per nulla soddisfatti, sai?- Il mio tono allegro e malizioso ha strappato sorrisi di intesa; certo avrebbe voluto giocare con tutti e due i bigoli insieme: conoscevo la mia Dea! Ci siamo messi comodi ai lati del suo viso, incrociando letteralmente i cazzi davanti alla bocca, mentre ci puliva per bene le cappelle con guizzi di lingua; poi ingoiava l’altro, menando me, poi cambiava, e poi di nuovo, li menava tutti e due, strofinandosi le guance, strusciando le cappelle sulle labbra chiuse e lucide, per poi aprire la bocca e cercare di tenerli dentro entrambi. -Me la riempite tutta la bocca? Ci starà tutta sotto la lingua, bimbo? Maooooo- Ha continuato a coccolarci a quel dio per un bel po’; addirittura ha accavallato le gambe, come se si stesse rilassando, completamente a proprio agio. -Ho sete…proprio!- -Ma noi vogliamo ancora la tua fichetta calda e profonda…proprio!- Mi ha sorriso, deliziosa. Ha sorriso anche a lui, invitandolo in paradiso –Scopami forte anche tu, dai.
DEA V
In un attimo mi sono ritrovata stesa sul divanetto, a destra e a sinistra menavo due bigoli, il terzo mi scopava le tette; ho sentito baci caldi e dolci sulle cosce, sul monte di venere, leggeri sulla patatina, mani che mi accarezzavano preparandomi a godere: lo Sciamano si stava prendendo cura di me, mentre giocavo con quei tre. -Avete voglia di sborrare, eh? Vuoi venirmi in mezzo alle tette?- Ho guardato negli occhi l’uomo che mi cavalcava, tenendo stretti i seni sul suo cazzo, che andava avanti e indietro senza sosta. Lo sciamano mi stava facendo già pisciare piacere, mi sentivo un lago, che lui puntualmente bevevo e lappava via, senza sosta. Ho afferrato il bigolo che avevo davanti, volevo avere qualcosa in bocca da succhiare. Sentivo l’orgasmo arrivare, come un treno che stava prendendo velocità: sarebbe piombato come un tifone. Succhiavo a turno tre cazzi, mentre impazzivo per tre dita che mi scavavano, mi esploravano, per la lingua che lucidava clitoride, grandi e piccole labbra. Ho goduto come una dannata, appiccicandomi alla sua bocca, dimenandomici contro, continuando a segare uno dei tre cazzi. Lo sciamano non mi ha lasciato scampo, e mi ha infilata immediatamente. Volevo godere ancora e subito del suo trapano, segando uccelli, facendoli sborrare. Volevo farmi ricoprire di seme caldo, mentre il mio uomo mi scopava e guardava lo spettacolo di filoni di sperma che mi imbiancavano la pelle, profanandomi il corpo, elevandomi a Dea di tutte le troie. Mi scopava forte e, avendo intuito il mio desiderio, incitava i tre a venirmi addosso. Non ci hanno messo molto: il primo ha vomitato il suo carico sulle tette, pulendosi scrupolosamente la cappella sui capezzoli duri come chiodi: al contatto del liquido caldo e alla vista di altri due pronti a centrarmi non ho resistito più, e ho goduto, spalmandomi di bianca crema. Ma volevo ancora cazzo, lo volevo per tutta le sera. –Non venire mai, bimbo! Fammi godere ancora!- Sicuramente i due si sono eccitati alle mie parole, e dopo poco sono venuti, sfalsati di qualche istante, ma facendomi provare comunque la sensazione di essere circondata da fiotti di sperma caldo che mi si posavano sul viso, sulla bocca, colavano sul collo. -Ti piace farti ricoprire di sborra, vero? Adesso li pulisci per bene, bimba.- Erano le parole d’ordine per il secondo, anch’esso travolgente orgasmo. I tre avevano sentito benissimo anche loro, e si facevano avanti con i cazzi ancora sgocciolanti: li ho ripuliti sulla coda dell’orgasmo, gustandomeli tutti, ricambiando i loro complimenti sfacciati su quanto fossi brava con avvolgenti lappate sulle cappelle. Lo sciamano è uscito, con il cazzo lucido del mio miele. Mi si è fermato davanti al viso, stringendoselo forte. Io ero ancora fuori da quanto avevo goduto, fradicia di seme. E ne volevo ancora, lo volevo schizzato ovunque, ci volevo fare il bagno, la doccia. Ho chiuso gli occhi e aperto la bocca, e massaggiandogli dolcemente i coglioni, ho aspettato il suo piacere, che sapevo già sarebbe stato irruente come il mio. Quanto ha sborrato! E con che violenza, tanto da sorprendermi: i primi tre o quattro schizzi me li ha cacciati giù in gola, costringendomi a deglutire. Non sono riuscita a contare gli altri che mi hanno colpito con forza sul viso, avevo ancora la bocca piena, mi sembrava quasi che il suo sperma mi risalisse dal naso. Sembrava non finire più, mentre emetteva i suoi muggiti profondi e faceva del mio volto la sua opera d’arte. Ho riaperto gli occhi per trovarmi i suoi davanti, erano fuoco liquido, era eccitato come non mai nel vedermi così conciata. -Adesso ti scopo ancora, hai capito?- Non riuscivo a parlare, tanto ero impastata, continuando a riversar fuori dalla bocca ondate di sperma e saliva; certo che mi sarei fatta scopare ancora, ma volevo altri cazzi che mi imbrombassero di seme, volevo che pisciassero sperma su di me. -Girati, amore. Voglio che ti vengano su quel magnifico culetto che ti ritrovi!- Ecco che mi faceva eccitare come una porca! L’ho preso da dietro, tutto, ancora duro come marmo, osservando gli altri uomini che convergevano su di me, intorno a me, tutti quei cazzi solo per me; me li sentivo sulla schiena, sulle chiappe, li sentivo battere e strusciare, mentre mi montava da lontano un altro orgasmo. Ne arrivavano ancora, si offrivano gentilmente alla mia bocca, che non poteva certo rifiutare tali cortesie. Ero in preda alla lussuria più sfrenata, incontrollabile. Sentivo i colpi profondi, agitavo il culo per succhiare con la fica il mio cazzo, per sentirlo tutto dentro, succhiavo cappelle che si davano diligentemente il turno per avere le mie labbra. Ho incominciato a sentire i primi fiotti sulla schiena; li ho sentiti colare sui fianchi, e poi l’inferno mi si è scatenato sulle chiappe, sul culo, rivoli che scorrevano ovunque, tutti quegli uomini che mi godevano addosso, i loro versi, i loro sospiri, i loro commenti, tutti per me. Stavo impazzendo dal piacere, godendo in maniera assoluta. Poi abbiamo urlato insieme, lo Sciamano ed io, uniti nella carne e nello spirito. Ho sentito il suo fuoco liquido schizzarmi ancora impetuoso sulle pareti della vagina, ho sentito il suo caldo amarmi, l’ho sentito chiaramente pronunciare il mio nome, l’ho sentito sussurrarmi un –Ti amo!- dolce nell’orecchio, subito dopo. Ho sentito la sua lingua cercare la mia, mentre ancora dimenava il bacino, amplificando gli ultimi eco dell’orgasmo. L’ho sentito mio, ed io sua, come sempre, come tutte le volte che giocavamo a quello stupendo gioco d’amore, che ci faceva bruciare dentro e legava le nostre anime indissolubilmente.
SCIAMANO V
Lo ha accolto distesa su un fianco, con una mano che in maniera sensuale teneva divaricate le chiappe quel tanto che bastava per trovare l’ingresso di quel paradiso promesso. La scena era raccolta, eravamo tutti lì, io davanti a lei per farmelo succhiare con calma, l’altro che affondava lentamente di sbieco nel suo dolce segreto, e lei era il centro di tutto. -Scopatemi bene e non venite mai!- -Non ti preoccupare, verremo dopo averti slabbrato per bene la fica!- -Mhhhhh…interessante.- Ha fatto sfilare l’ospite e si è messa supina, allargando bene gambe e patatina. Ha incominciato a masturbarsi, guardandoci con un’aria quasi di sfida.- Vi piace la mia fica? E’ grande vero? Profonda…Ci andate matti, eh? Ma per averla dovete menarvi un po’ per me.- Ci ha tirati a sé, e ha continuato – Dovete fare le prove per dopo, no? Vero che venite insieme?- Mi faceva girare la testa tanto mi eccitava quando faceva spudoratamente la zoccola così. Glielo abbiamo dato da succhiare per un po’, mentre continuava a toccarsi in modo leggero, per mantenere viva la brace della passione. -E’ pronta…a chi tocca adesso?- Mi ha frustato con il suo sorriso malizioso, poi ha fatto stendere il tizio e gli si è messa sopra a cavalcioni. Io mi son tirato in piedi, mettendomi al suo fianco per darle il cicciotto preferito. Mi faceva sborrare il cervello per come si agitava sul cazzo dell’ospite, per come muoveva le sue mani sul mio uccello, ipnotizzato dalle unghie laccate di rosso, le sue tette che ballavano sulla faccia del tizio, che le leccava, se le mangiava, mentre la sorreggeva con due mani dal culo per penetrarla bene in profondità. L’ultimo movimento, poi si è fermata a fondo corsa, gemendo e roteando il bacino, stringendo la testiera del letto fino a farsi sbiancare le nocche. Io le battevo il cazzo sulle guance, sulle spalle, aspettando che riprendesse fiato. Ci siamo dati il cambio, e l’ho presa supina, con le gambe aperte e la bocca piena del duraturo ospite. La penetravo e uscivo, facendo scivolare il filetto sul clitoride, titillandoglielo mentre me lo menavo, battendoglielo su, per poi continuare con la penetrazione, godendomi ogni momento, ogni suo gemito, ogni più piccolo sussulto. E ho spinto a fondo quando ho sentito l’orgasmo farsi un lago nella sua fica, quando ha urlato con quel cazzo infilato fino in gola, menandolo con due mani. Lei era tutto in quel momento. Godevo di quella scena come mai prima mi era capitato: vederla soddisfatta, sapere di averla fatta godere come voleva, come desiderava provare da tanto tempo, aver realizzato una di quelle fantasie che incendiavano le lenzuola nel nostro menage di coppia mi faceva scoppiare il cuore, mi portava via la testa. Per un attimo ho creduto che il tizio fosse già venuto e che lei si fosse goduta appieno quel momento, ma non poteva essere, non aveva dato segni di aver eiaculato, accompagnava il pene in bocca senza staccarle gli occhi di dosso. Sono uscito con l’uccello che vibrava, tanta era la voglia di venire. Mi sono avvicinato a lei, in modo che le fossimo ai lati; ci siamo guardati, ci siamo scambiati un sorriso malizioso. La abbiamo fatta mettere comodamente adagiata sui cuscini, e con il suo aiuto, ci siamo menati, per liberare finalmente il nostro piacere di uomini, il nostro prezioso ed ambito premio, che lei meritava appieno. Ci baciava in punta, ci menava dolcemente, succhiava le cappelle, massaggiando i coglioni, che sapeva benissimo essere pieni fino all’orlo. -Dai, date il premio alla vostra bimba che è stata tanto brava.- Era quasi impaziente di berci, ci tirava verso la bocca, voleva che mirassimo direttamente sulla lingua, che facessimo centro per riempirgliela…ancora tre colpi…due…ho incominciato a strozzare un urlo, in stereofonia con il mio dirimpettaio di sega…uno al massimo…mi sono fermato, sentendo il fremito che dallo scroto risaliva lungo l’asta, gonfiava la cappella e infine esplodeva fuori. Siamo venuti insieme, e abbiamo mirato con precisione: fiotti come una piccola pioggia, bianchi, densi, tanti…mi pulsava anche il cervello, mentre urlavamo in due. Ho visto crescerle in bocca un mare lattiginoso di sperma, non poteva riuscire a contenere nel suo serbatoio segreto, sotto la lingua, tutto quel ben di dio; ha riversato fuori un’onda dolce e compatta, chiudendo la bocca. Ma erano ancora pulsioni, ancora fiotti da ambo le parti, mentre prendeva a menarci per svuotarci del tutto; ancora in bocca, di nuovo piena. Lacrimavamo ancora di bianco quando lei ha pucciato le cappelle in quel mix di seme e piacere, riversandolo in colate fuori dalla bocca, spalmandosi sul collo, sulle tette, felice e soddisfatta del premio. Con un’espressione tra il divertito e il serio ci ha ripuliti per bene, dedicandosi con passione, fino a lasciarci asciutti e profumati della sua bocca di rosa. Era stupenda la mia Dea, bella come nessun’altra mai. L’ospite, educato e cortese, non l’ha tirata per le lunghe, e si accomiatato dopo poco, salutando e ringraziandoci per la straordinaria serata. Io ho preso tra le braccia la mia bambina, e l’ho portata in bagno, le ho fatto la doccia, dandole teneri baci, l’ho asciugata per benino, e mi sono presa cura di lei massaggiandola con una crema per il corpo. Ci siamo ritrovati sul letto, con gli occhi accesi e i sensi non ancora assopiti per l’esperienza appena conclusa. -Io ti amo, lo sai?- -Io di più!- Io non riuscivo quasi a parlare, a commentare quello che era successo. Leggevo nei suoi occhi una gioia profonda, sentivo il suo amore mentre stavamo abbracciati, coccolandoci. Anche lei sembrava ancora stordita dall’accaduto. Non siamo riusciti a scambiare due frasi di senso compiuto, ma volendo fissarci meglio negli occhi, ci siamo ritrovati a baciarci appassionatamente, a limonarci con una pulsione degna di adolescenti in piena tempesta ormonale. Io mi sono ritrovato duro in un lampo, mentre lei era già bagnata in mezzo alle gambe. E’ stato divino, come sempre, è stato dolce, è stato lento, lungo, è stato amarla eternamente. Io non smetterei mai di bere dal suo piacere, di prenderla dolce e forte, di soddisfare la sua fame, di darle da bere. Io non smetterò mai, perché è il mio amore, ed io vivo di lei!


